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Il potere economico

Brexit, si va verso il rinvio

Tra gli scenari possibili, l'ipotesi più temuta, quella di un'uscita dall'Unione europea senza accordo, appare la meno probabile.

di Redazione |

A poco più di due settimane dalla data fissata per la Brexit, tutto resta ancora in alto mare dopo che ieri il parlamento inglese ha nuovamente bocciato, per la seconda volta, l'accordo raggiunto a novembre da Theresa May con le autorità europee. La stessa data, il 29 marzo, potrebbe essere messa in discussione. L'ipotesi più accreditata in questo momento, quella su cui concordano gli analisti di Intesa Sanpaolo e quelli di Amundi, è infatti che si vada a un rinvio. Determinante, a questo riguardo, sarà il voto di domani alla Camera dei Comuni.

L'ipotesi più temuta, quella di una no deal Brexit, ossia un'uscita dall'Unione europea senza paracadute e senza accordo, resta possibile sulla carta e sarà messa oggi ai voti, ma qualunque sia l'esito appare quasi scontato che si andrà verso una proroga. L’indicazione che arriverà da voto di oggi del Parlamento "sarà puramente teorica, perché se la scadenza negoziale trascorresse senza che sia stato ratificato un accordo, la no-deal exit si verificherebbe ugualmente. Il voto di oggi spianerà però la strada a un terzo voto, quello relativo alla richiesta di proroga della scadenza ora fissata al 29 marzo per la fase negoziale", scrivono gli esperti di Intesa Sanpaolo. 

Sarà dunque questo terzo voto, fissato per domani, quello decisivo per le sorti della Brexit, quello in cui "potrebbero finalmente emergere convergenze bi-partisan verso opzioni alternative. Una richiesta di estensione non sostenuta da una proposta alternativa - osservano tuttavia gli analisti di Intesa Sanpaolo - potrebbe anche essere respinta, perché rischierebbe soltanto di prolungare l’incertezza. Theresa May sembra comunque orientata a provare la carta del terzo voto, una volta che l’UE avrà smontato l’illusione che l’accordo sia ancora modificabile".

In uno studio diffuso ieri, anche gli analisti di Amundi sembrano concordare sul fatto che la Brexit no deal abbia scarse possibilità di realizzarsi, un'ipotesi a cui gli esperti assegnano una probabilità del 20 per cento. L'ipotesi più accreditata resta ancora quella di un accordo possibile entro il 29 marzo, con il 50 per cento di probabilità. L'aternativa di un'incertezza prolungata viene data al 20 per cento di probabilità.  

Più nel dettaglio, ecco come Amundi sintetizza i vari scenari e gli impatti che potranno avere sui mercati. 

Accordo ratificato entro il 29 marzo - 50 per cento - Sollievo per il mercato

  • Il Regno Unito lascia l'Unione Europea ed entra in un periodo di transizione, mantenendo l’accesso al mercato unico europeo almeno fino alla fine del 2020
  • I sostenitori di una Hard Brexit hanno avuto pochi incentivi ad ammorbidire le proprie posizioni. L'accordo raggiunto da May e Juncker potrebbe essere un punto di svolta in questo senso.
  • Tuttavia, i sostenitori di una Hard Brexit potrebbero preferire di approvare l’accordo se l'alternativa fosse un’ulteriore proroga
  • Il Regno Unito necessiterebbe probabilmente di un'estensione tecnica. In tal caso, il parlamento europeo dovrebbe comunque ratificare l'accordo di uscita e il parlamento britannico dovrà a sua volta attuare la legislazione in un secondo momento. Riteniamo ci sia il 30% di probabilità che oggi, 12 marzo, venga raggiunto un accordo. 


Incertezza prolungata - 30 per cento -
 Sollievo parziale per il mercato, ma ancora incertezza fino alla nuova scadenza

  • L'articolo 50 viene prorogato fino alle elezioni europee (probabilità del 50%) o oltre questa data (probabilità del 50%)
  • Ciò metterebbe maggiore pressione sui sostenitori di una Hard brexit
  • Una lunga estensione potrebbe riaprire le porte a un nuovo referendum o a nuove elezioni
  • Con un'estensione oltre la data delle elezioni europee, il Regno Unito si troverebbe a partecipare a tali elezioni a maggio (situazione molto delicata dal punto di vista legale e che entrambe le parti vogliono evitare, quindi c’è una minore probabilità di un'estensione di lungo termine)
  • Nel caso di un'estensione di lungo termine: incertezza sul futuro del modello europeo (nel lungo periodo), ma più chiarezza nel breve termine. 


Nessun accordo - 20 per cento - 
Non prezzato dal mercato, negativo per le azioni dei paesi dell’Unione Europea e per la sterlina

  • Il Regno Unito esce dall'UE senza (o con un minimo) regime di transizione
  • Scenari secondari: un fallimento totale che conduca verso un regime governato dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) è un rischio, ma potrebbero essere definite delle misure di mitigazione ("situazione di mancato accordo controllato", "accordi nonostante il mancato accordo").
  • Impatto negativo sulla crescita del PIL dell'UE con differenze tra i vari paesi (l'Irlanda sarebbe la più colpita, seguita dai paesi ben integrati nelle catene di approvvigionamento internazionali)
  • Estrema incertezza riguardo alla questione dei confini irlandesi.