Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Il potere economico

Ifo taglia il Pil tedesco a +0,6%

La locomotiva d'Europa perde giri. Quest'anno sarà uno dei paesi con la crescita più bassa. Pesa il calo della domanda estera. 

di Redazione |

La locomotiva d’Europa sta perdendo giri. Il 2019 sarà un anno di transizione per la Germania, non solo politica ma anche economica.

Dopo tre mandati e 13 anni al governo, Angela Merkel sta per lasciare la guida del governo e i sondaggi vedono in grande ascesa i verdi, che sono ormai la seconda forza politica del paese. Il passaggio del testimone avviene proprio in un momento in cui l’economia è in netta frenata, al punto che quest’anno la Germania sarà uno dei paesi con la crescita più bassa dell’eurozona.

Oggi l'istituto tedesco Ifo ha tagliato le previsioni sul Pil tedesco per il 2019 da +1,1 per cento a +0,6 per cento. Una stima inferiore a quella dell’istituto DIW, che ha ridotto da +1,8 per cento a +1,1 per cento le sue previsioni per l’anno in corso. E più bassa anche di quella del governo, che lo scorso gennaio ha ridotto le sue previsioni all'1 per cento (un aggiornamento è atteso in aprile).

La sforbiciata, fanno sapere dell’Ifo, si è resa necessaria a causa della persistente debolezza della domanda estera, in particolare quella per i beni industriali, che ha rallentato le esportazioni, tradizionalmente uno dei pilastri della crescita dell’economia tedesca.

Il rallentamento economico globale, unito alla guerra commerciale tra Cina e Usa innescata da Trump, alle incertezze per la Brexit e alla fase di transizione in cui si è avviata la potente industria automobilistica tedesca, hanno finito per pesare come un macigno sulla crescita della Germania.

L'economista dell’Ifo Timo Wollmershaeuser ha addirittura dichiarato che quest’anno l'industria tedesca - compreso l'importante settore automobilistico - rischia di non dare alcun contributo alla crescita economica del paese. Che sarà invece trainata dai consumi privati. Grazie infatti a un solido mercato del lavoro, un'inflazione moderata e forti aumenti salariali, le famiglie tedesche dovrebbero essere in grado di sostenere l’economia. Che riceverà un ulteriore impulso anche dalla spesa pubblica, che quest’anno, secondo l’Ifo, dovrebbe aumentare del 2,6 per cento, più del doppio rispetto al +1 per cento dell'anno precedente.

Il 2020 sarà invece un anno di ripresa. Gli economisti dell’Ifo, e anche quelli dell’istituto DIW, prevedono una crescita di +1,8 per cento per la Germania.

Le difficoltà economiche del momento si estendono ai big tedeschi dell’industria e della finanza. E’ di pochi giorni fa la notizia che, in vista della progressiva automazione dei processi produttivi, Volkswagen dovrà sacrificare tra i 5.000 e i 7.000 posti di lavoro entro il 2023. E’ il prezzo della rivoluzione epocale che sta investendo l’industria, specie quella automobilistica che si trova anche a dover gestire il complesso e costoso passaggio graduale e progressivo verso una produzione di sole vetture elettriche.

La casa automobilistica ha comunque chiuso il 2018 con un utile in progresso (oltre 12 miliardi, +6 per cento) nonostante l’anno sia stato caratterizzato dai nuovi standard sui motori diesel che hanno rallentato la produzione e le immatricolazioni. Il gruppo ha anche annunciato un potenziamento degli investimenti in innovazione, aggiungendo altri 8 miliardi a quelli stanziati in origine, per una spesa complessiva di 19 miliardi tra il 2019 e il 2023 per assecondare gli obiettivi di lungo periodo: introdurre sul mercato ben 70 modelli elettrici entro il 2028 e vendere 22 milioni di auto elettriche nei prossimi 10 anni.

Altra storia è quella che riguarda la (probabile) fusione tra le due maggiori banche del paese: Deutsche Bank e Commerzbank. Se andrà in porto, sarà la più grande fusione bancaria in Europa e darà vita al secondo istituto dell’Unione (alle spalle di Bnp Paribas). Una mossa dettata dalla necessità di salvare Deutsche Bank incorporandola in Commerzbank, anche a costo di aggirare quelle norme europee (il bail-in introdotto nel 2016 che impone che siano azionisti, correntisti e risparmiatori a farsi carico dei guai di una banca) che proprio Angela Merkel in passato aveva insistito per far rispettare agli altri paesi membri.

D’altronde Deutsche Bank è “troppo grande per fallire” (too big to fail) ma va risanata con urgenza avendo archiviato il 2018 in rosso per circa mezzo miliardo e avendo a bilancio derivati e titoli di dubbia esigibilità. Non è detto che la fusione avvenga. I partiti tedeschi all’opposizione non sono d’accordo e anche Bruxelles potrebbe sollevare perplessità visto che il 15 per cento di Commerzbank è in mano pubblica. I tempi però stringono e il governo tedesco vorrebbe vedere l’operazione andare in porto prima delle elezioni europee di maggio.