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Il potere economico

La recessione si avvicina. Oppure no

L'inversione della curva dei redimenti non è più un segnale attendibile. Per Goldman Sachs il peggio per l'economia è alle spalle.

di Redazione |

L’allarme recessione circola già da qualche tempo ma nelle ultime ore ha iniziato a essere preso sul serio. Il segnale, dicono gli esperti, è l’inversione della curva dei rendimenti americani, con il rendimento dei titoli a tre mesi (2,45 per cento) che venerdì ha superato quello dei titoli a dieci anni (2,43 per cento). A corroborare i timori, oggi si è aggiunto anche il sorpasso dei bond americani a cinque anni, che rendono più dei loro fratelli maggiori a dieci anni.

Entrambe le situazioni non si vedevano dal 2007, l’anno che ha segnato l’ingresso dell’economia mondiale nella grande recessione. Normalmente la curva dei rendimenti prevede tassi più bassi nel breve periodo e più elevati sul lungo. La sua inversione viene di solito letta come portatrice, entro i 24 mesi successivi, di una recessione. Come infatti è accaduto nel decennio passato. In effetti, gli istituti economici internazionali e le banche centrali hanno di recente corretto al ribasso le stime di crescita e diversi dati macro in uscita stanno corroborando l'ipotesi di un 2019 debole, seguito da un 2020 ancora più debole. 

Ma non è solo il mercato dei bond americano a lanciare segnali preoccupanti. Il rendimento dei titoli a dieci anni giapponesi è sceso ai minimi dal 2016 e anche quello dei titoli australiani mentre sui mercati asiatici i volumi sui future obbligazionari sono raddoppiati. I rendimenti sui titoli tedeschi sono scesi addirittura sotto zero per la prima volta dal 2016. Temendo una frenata dell’economia, gli investitori stanno lasciando la borsa per spostarsi sui più tranquilli titoli di stato: uno switch che fa aumentare il prezzo dei bond e di conseguenza il loro rendimento scende.

In una nota, però, gli economisti di Goldman Sachs vanno controtendenza e si mostrano fiduciosi sulla tenuta dell’economia. I timori di una brusca frenata in Cina e Germania sono sopravvalutati, dicono, pur restando il rischio legato alla Brexit e ai negoziati Usa-Cina sui dazi, per i quali però Goldman Sachs ipotizza una soluzione positiva. Gli esperti della banca americana pensano che il peggio per la crescita mondiale sia alle spalle e prevedono un recupero degli indicatori macroeconomici sia per la maggiore economia della zona euro (oggi l'Ifo a sorpresa è tornato a crescere) sia per la seconda maggiore economia del pianeta (importanti dati in settimana dovrebber confermare il recupero). Anche per gli Stati Uniti il peggio dovrebbe essere alle spalle e dopo un primo trimestre piuttosto debole, l’economia tornerà a correre al ritmo del 3 per cento nei mesi primaverili, fanno sapere da Goldman Sachs.

Anche l’ex presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, butta acqua sul fuoco. Secondo la Yellen, infatti, il recente andamento anomalo della curva dei rendimenti indica piuttosto la necessità di un taglio dei tassi da parte della Fed piuttosto che una prolungata fase di rallentamento economico. E infatti, dopo la marcia indietro di giovedi di Powell che ha detto che i tassi Usa resteranno fermi per tuttl il 2019 il mercato sta iniziando a prezzare un abbassamento dei tassi da parte della Fed - già alla fine di quest’anno o nel 2020 - finalizzato a sostenere l’economia. In previsione di tassi più bassi nel breve termine, gli investitori si sono dunque spostati sulle scadenze più lunghe facendo invertire la curva.  

La Yellen, che ha guidato la Fed tra il 2014 e il 2018, non vede dunque un pericolo recessione in agguato. Contrariamento al passato, ha spiegato oggi, la curva dei rendimenti tende ad essere piuttosto piatta e quindi più soggetta a momentanee inversioni che di solito spaventano i mercati ma che non hanno più la connotazione fortemente negativa di un tempo.