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Il potere economico

La Cina rialza la testa

Si diradano le nubi sulla seconda maggiore economia del pianeta. Cresce oltre le attese il Pil del primo trimestre.

di Redazione |

Si dipanano le nubi che si erano addensate attorno all’economia cinese. Nel primo trimestre del 2019 il Pil è cresciuto del 6,4 per cento rispetto a un anno prima. Il dato è di poco superiore alle attese del mercato, che puntavano su un aumento del 6,3 per cento.

La crescita dei primi tre mesi resta dunque uguale a quella già vista nel quarto trimestre del dello scorso anno anche se appare inferiore rispetto a quella di inizio 2018, quando il Pil cinese era cresciuto del 6,8 per cento.

La seconda maggiore economia mondiale sta dunque tenendo il ritmo, come viene confermato anche dagli altri dati diffusi oggi. A marzo la produzione industriale è salita dell’8,5 per cento rispetto a un anno prima (atteso +5,9 per cento), il tasso di aumento maggiore da luglio 2014. Nello stesso mese le vendite al dettaglio sono salite dell’8,7 per cento (atteso +8,4 per cento) mentre gli investimento sono cresciuti al ritmo del 6,3 per cento, in linea con le attese.

Per gli analisti, i risultati raggiunti - a cui si aggiunge il buon andamento (a sorpresa) dell'export e dell'attività manifatturiera nel mese di marzo - sono il frutto degli stimoli economici messi a punto dalle autorità cinesi subito dopo la frenata dell’economia che ha fatto seguito ai dazi imposti da Trump.

Con l’economia che sta rialzando la testa, le attese del mercato si spostano sulle trattative tariffarie in corso con gli Usa. I colloqui proseguono a pieno ritmo e le dichiarazioni più recenti dei diretti interessati lasciano pensare che una conclusione positiva sia a portata di mano anche se non c’è finora nessuna certezza al riguardo. Un esito positivo farebbe comunque comodo a entrambe le parti - specie a Trump in vista delle presidenziali del 2020 - e darebbe un’ulteriore spinta alle economie dei due paesi.

Proprio grazie all'ottimismo su una conclusione positiva delle trattative con gli Stati Uniti, la borsa di Shanghai ha segnato da inizio anno un guadagno del 30 per cento, il doppio rispetto agli indici americani (+15 per cento lo S&P 500 da inizio gennaio). Va però ricordato che l'azionario cinese aveva chiuso il 2018 con un bilancio fortemente negativo, il peggiore degli ultimi dieci anni, con una caduta del listino del 24 per cento. 

Nonostante i segnali di risveglio nel primo trimestre arrivati dalla Cina, il governo tedesco oggi ha dimezzato nuovamente le stime di crescita per il 2019 da +1 per cento a +0,5 per cento, indicando però per il 2020 un recupero al +1,5 per cento. Eppure la ripresa della congiuntura cinese dovrebbe dare una mano alla Germania, la cui economia è guidata soprattutto da export e manifattura.