Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Il potere economico

Addio recessione, ma i conti non tornano

Risale il Pil nel primo trimestre ma l'Italia rischia una procedura di infrazione da parte di Bruxelles. 

di Redazione |

Dopo due trimestri in contrazione, l’economia italiana si risolleva e dice addio dalla recessione tecnica in cui il paese - unico tra quelli della zona euro - era caduto. In base alla stima preliminare dell’Istat, nei primi tre mesi dell’anno il Pil è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente, un incremento perfino migliore delle attese (+0,1 per cento) del mercato e che allontana, almeno per ora, gli scenari peggiori. 

L’Istat sottolinea che «la variazione congiunturale del Pil è la sintesi di incrementi del valore aggiunto sia nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2019 è pari a +0,1%».

E' bene infatti notare che il recupero dell’Italia si inserisce in un più ampio quadro di rafforzamento della congiuntura mondiale. A inizio anno il Pil dell’Eurozona ha segnato un'accelerazione mettendo a segno un aumento dello 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente. E anche Usa e Cina sono reduci da un primo trimestre più forte del previsto. 

L’entusiasmo per l'uscita dell'Italia dalla recessione potrebbe avere vita breve. Qualche analista indica il recupero del Pil italiano come un rimbalzo "tecnico" a seguito di due trimestri consecutivi in flessione dello 0,1 per cento. Il 2019 sarà un anno più o meno di stagnazione. Perfino il governo gialloverde, dopo essersi ossessivamente impuntato su una crescita dell’1 per cento per il 2019, ha fatto una brusca retromarcia. Nel DEF ha indicato per l’anno in corso un più realistico obiettivo dello 0,2 per cento: un drastico taglio che allinea le stime dell'esecutivo a quelle dei maggiori centri economici nazionali e internazionali. 

Le nubi si sono diradate ma la schiarita ancora non si vede. Graziata la scorsa settimana anche da Standand & Poor, che - al pari di Moody's e Fitch - ha sospeso il giudizio sul nostro paese, l’Italia deve ora vedersela con l’Europa. Il 7 maggio la Commissione europea diffonderà le nuove stime di crescita che confermeranno l'Italia fanalino di coda in Europa. Rispetto alla stima di qualche mese fa di +0,2 per cento per il 2019, non è da escludere una revisione verso il basso, come aveva paventato qualche settimana fa il vicepresidente della commissione europea, Dombrovskis.

Non solo. Un mese dopo, il 5 giugno, nell’ambito delle raccomandazioni sui singoli paesi, Bruxelles potrebbe proporre l’avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. A preoccupare l'Europa sono i nostri conti pubblici, per i quali non si intravedono segnali di miglioramento. Per questo motivo, potrebbe essere necessaria, già nelle prossime settimane, l'annuncio di una manovra correttiva aggiuntiva da attuare in autunno. L'obiettivo è tamponare la situazione evitando all'Italia sia il richiamo dell'Europa sia la bocciatura di Standard and Poor's, che ha rimandato il proprio giudizio di un paio di mesi. La speranza è che, in attesa della definizione della legge di bilancio 2020, l'Europa decida di rinviare all'autunno la procedura di infrazione.

In ogni caso il governo Conte dovrà spiegare come intende evitare la clausola di salvaguardia che farebbe scattare l’aumento dell’Iva da 23 miliardi il prossimo anno, e dovrà soprattutto indicare come intende ridurre il gigantesco debito pubblico italiano, che nel 2018 è cresciuto di quasi l’1 per cento raggiungendo il 132,2 per cento del prodotto interno lordo.