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Il potere economico

Dazi, la Cina risponde agli Usa

Dal primo giugno alzerà al 25% le tariffe su 60 miliardi di dollari di beni made in Usa. Sale la tensione tra le due superpotenze. Borse in rosso.

di Redazione |

Dal primo giugno la Cina alzerà le tariffe su 60 miliardi di merci made in Usa. Non si è fatta attendere la risposta di Pechino alle ritorsioni commerciali degli Stati Uniti, che venerdì scorso hanno dato seguito alla minacce e hanno alzato dal 10 al 15 per cento le tariffe su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Ma l’amministrazione Trump non ha intenzione di fermarsi. Trump sta infatti valutando una nuova imposta del 25 per cento su oltre 325 miliardi di beni importati dalla Cina. Una misura che, se attuata, porterà inevitabilmente a un’escalation della guerra commerciale in atto tra le due maggiori potenze economiche del mondo.

«Crediamo che a questo punto la possibilità di una risoluzione bilaterale sia rimandata alla seconda metà del 2019», commenta Chia-Liang Lian, Head of Emerging Markets Debt di Western Asset (affiliata Legg Mason). Secondo cui «il rinnovarsi delle tensioni commerciali avrà un impatto sugli asset di rischio» e anche sull'economia. 

«Un periodo prolungato di crescenti tensioni - aggiunge l’analista di Western Asset - potrebbe alimentare le incertezze sulle prospettive di crescita globali. Le autorità cinesi dispongono degli strumenti di politica economica per affrontare le difficoltà cicliche, ma qualsiasi misura dovrà comunque fare i conti anche con fattori secolari che limiteranno il ritmo della crescita cinese sul lungo periodo. Cosa importante, i vicini paesi asiatici ed emergenti potrebbero risentire degli effetti a catena, soprattutto in uno scenario che sembra diventare più protezionista».

La notizia dell'impennata delle tensioni commeriali ha mandato in rosso tutte le principali borse. Dopo il calo dello 0,7 di Tokio e dell'1,21 di Shanghai, le vendite sono proseguite sulle piazze europee. La più penalizzata è Francoforte che cede quasi l'1,5 per cento. Flessioni poco sopra il punto percentuale anche per Parigi e Milano. E hanno aperto in profondo anche i listini americani. Il Nasdaq lascia sul terreno il 2,5 per cento, mentre Dow Jones e S&P cedono quasi il 2 per cento.