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Vola lo spread. Italia nel mirino di Bruxelles

La Commissione starebbe pensando a una procedura di infrazione per deficit eccessivo. 

di Redazione |

Vola verso quota 290 lo spread tra Btp e Bund tedeschi, quasi dieci punti in più rispetto ai valori di ieri e ai massimi da febbraiao, a fronte di un rendimento dei nostri titoli decennali salito a inizio giornata al 2,72 per cento. Nel primo pomeriggio l'emergenza è un po' rientrata,  con lo spread sceso a 284 e il rendimento del Btp decennale di riferimento sceso sotto 2,70 per cento. Nello stesso tempo piazza Affari cede lo 0,4 per cento, unica borsa in rosso tra le maggiori piazze europee, a fronte di andamento piatto dello Stoxx 600.

«Secondo Reuters, che cita fonti interne anonime, la Commissione Europea sarebbe orientata a raccomandare l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo nell’ambito delle raccomandazioni specifiche che saranno pubblicate il 5 giugno. Il rapporto debito/PIL - precisano gli analisti di Intesa Sanpaolo - è salito nel 2018 e continuerebbe a crescere anche nel 2019. Inoltre, il deficit strutturale continua a peggiorare dal 2015 e la Commissione prevede un ulteriore peggioramento nel 2020, in assenza di misure correttive».

La vittoria della Lega alle europee mette in allarme Bruxelles. Probabile che ora Salvini ottenga più potere all'interno del governo giallo-verde forzando l'esecutivo a realizzare quei progetti dispendiosi, a partire dalla flat tax, a cui il vicepremier leghista tiene particolarmente, e che è disposto a mettere in atto anche a costo di violare i parametri europei di bilancio. 

Lo stesso Salvini ha annunciato l'arrivo di una lettera da Bruxelles, in cui probabilmente la Commissione europea chiederà chiarimenti all'Italia sul costante aumento del debito pubblico che ha portato il paese fiori binario per quanto riguarda i conti pubblici. Salvini sarà anche alla guida del partito più forte del paese, ma le regole europee vanno rispettate. Un concetto molto semplice sottolineato anche oggi dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici: se un paese non rispetta le regole, scattano le sanzioni.