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Il potere economico

L'Italexit inizia dai minibot

La Camera approva all'unanimità una mozione che ne consente l'uso. Per ora solo per regolare pagamenti con lo Stato. Ma in futuro...  

di Redazione |

Martedì alla Camera è stata approvata una mozione, votata anche dal Pd oltre che dai partiti di governo, che potrebbe introdurre in Italia i Minibot, ossia titoli di Stato di piccolo taglio da utilizzare per saldare i circa 50 miliardi di euro di debiti commerciali arretrati che le Pubbliche amministrazioni hanno nei confronti di fornitori privati e famiglie.

I minibot facevano parte del programma elettorale della Lega e sono stati inclusi nel contratto di governo firmato dal partito di Salvini e quello di Di Maio. Di fatto, i minibot sono un sistema di pagamento alternativo rispetto all’euro. Non si tratta però di una moneta parallela, precisa la Lega, e ciò per due precise ragioni: i trattati europei impediscono la stampa di banconote diverse dall’euro e comunque «avere due monete diverse con differenti tassi di cambio in circolazione contemporanea sarebbe disastroso, perché i redditi rischierebbero di essere nella moneta di minor valore mentre i debiti resterebbero in euro».

I minibot sono dunque titoli di Stato a tutti gli effetti, solo di taglio più piccolo (dai 5 ai 100 euro), sui quali però lo Stato non paga un tasso di interesse e quindi questi strumenti non sono esposti agli umori e alle oscillazioni dei mercati. L’idea iniziale era di assegnare un valore paritario di 1 a 1 con l’euro. In campagna elettorale la Lega puntava a emettere tra i 70 e i 100 miliardi di minibot, circa il doppio dei debiti che la Pubblica amministrazione vanta con aziende e cittadini privati. I quali potranno a loro volta utilizzare i minibot per pagare le tasse ma anche per pagare fornitori o dipendenti, ammesso che questi utimi siano d'accordo. 

Un’idea alquanto bizzarra che sta scatenando proteste e preoccupazione. Essendo utilizzati per pagare debiti e stupendi e regolare scambi commerciali, i minibot vanno considerati a tutti gli effetti una moneta alternativa all’euro e secondo molti rappresentano il primo passo concreto verso l’Italexit. In caso di uscita dell’Italia dall'eurozona potrebbero infatti sostituire, almeno nelle fasi iniziali, l’euro senza l’obbligo immediato da parte di Bankitalia di dover stampare nuova moneta (forse le vecchie lire?).

Le complicazioni non mancano. L’intenzione dei minibot è quella in definitiva di rivitalizzare l’economia. Bruxelles però non darà tregua insitendo nel conteggiare i minibot come debito pubblico aggiuntivo. Impensabile anche il trattamento alla pari con l’euro. Come qualsiasi altro asset, i minibot verranno valutati dalla banche ai prezzi di mercato. E con lo spread in volo e l'Italia nel mirino dei mercati internazionali, il valore dei minibot potrebbe crollare. 

Ancora più grave è il fatto che a votare i minibot sia stata anche l’opposizione. Il Pd parla di una clamorosa svista. La mozione votata all'unanimità martedì alla Camera riguardava un testo unitario sui pagamenti della pubblica amministrazione. Nella prima stesura non c’era ombra di minibot, che sono invece comparsi nella seconda stesura, consegnata poco prima del voto, senza dare il tempo di controllare le variazioni di contenuto.

Che fare, dunque? Il testo votato in effetti non introduce i minibot ma consente di verificare la possibilità di introdurli. Poiché i trattati europei vietano un’operazione simile, i minibot non vedranno mai la luce, minimizzano alcuni esponenti del Pd. La svista però è grave. E il segnale che si offre ai mercati lo è ancora di più. Specie in un momento in cui Salvini, uscito trionfante dalle elezioni europee, alza il tiro contro l'Europa e chiede il varo immediato della flat tax da finanziare in deficit, una misura che potrebbe già essere discussa al prossimo consiglio dei ministri.