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Il potere economico

A luglio tassi Usa più bassi

Il deludente dato sul mercato del lavoro a maggio aumente le aspettative di un taglio da parte della Fed. E Wall Street vola.

di Redazione |

La politica monetaria restrittiva della Fed sembra essersi definitivamente arenata di fronte a uno scenario economico dominato dall’incertezza, soprattutto a causa della guerra sui dazi sferrata da Trump contro Cina e Messico. Alla luce anche di alcuni dati congiunturali più deboli del previsto, a partire da quello di oggi sul mercato del lavoro Usa a maggio, Jerome Powell e colleghi sono ormai orientati verso un imminente ribasso dei tassi.

Il mercato assegna l’80 per cento di probabilità a un taglio a luglio, ma crescono (dal 17 al 26 per cento circa) le probabilità di una sforbiciata nel corso di questo mese. Una notizia che ha fatto frenare il dollaro, in flessione sulle principali valute, e ha messo le ali a Wall Street. Il Dow Jones è in progresso di oltre l'1 per cento e ha riagguantato quota 26.000 punti portando a quasi il 6 per cento il guadagno della settimana. Acquisti anche più marcati interessano il Nasdaq (+1,7 per cento) e lo S&P 500 (+1,20 per cento). 

Sebbene le trattative Usa-Messico stiano procedendo in modo positivo, è quasi certa l’entrata in vigore, a partire da lunedì 10 giugno, di un aumento dei dazi del 5 per cento sulle importazioni americane dal paese. Una misura destinata a penalizzare ulteriormente la già debole economia messicana, su cui ieri si è abbattuta anche la scure di Fitch (che ha tagliato il giudizio sul credito sovrano da BBB+ a BBB) e di Moody's (che ha cambiato l'outlook a negativo). Il governo messicano ha dichiarato di essere pronto a impiegare la Guardia Nazionale al confine per frenare il flusso di migranti verso gli Stati Uniti, ma vorrebbe più tempo. Per ora però la Casa Bianca resta inamovibile.

Resta ancora aperta anche la trattativa con la Cina. Proprio ieri Trump ha di nuovo alzato il tiro in vista del G20 di Osaka di fine giugno (28-29 giugno), annunciando che potrebbero scattare nuovi rialzi sull'import di prodotti cinesi. Gli Usa sarebbero pronti a imporre tariffe del 25 per cento su 300 miliardi di prodotti d'importazione a partire dalla fine di questo mese. Una misura su cui il presidente Usa si riserva di decidere nelle prossime settimane.

Sebbene gli esperti del Fondo monetario internazionale escludano il pericolo di una recessione globale all’orizzonte, sono tuttavia convinti che l’inasprimento dei dazi verso la Cina e verso il Messico condurrà a una decelerazione dell’economia globale nell’ordine dello 0,5 per cento del Pil, pari a 455 miliardi di dollari. Con effetti che in alcune aree saranno più pesanti che in altre.

L’economia americana resta per ora forte, ma inizia a subire qualche contraccolpo. Per il secondo mese consecutivo, a maggio sono stati creati meno di 100.000 posti di lavoro, per l’esattezza 75.000, meno della metà rispetto ai 180.000 previsti dagli analisti. E’ inoltre rallentata la crescita dei salari. Un segnale che la Fed non può ignorare.

Negli ultimi giorni, vari esponenti della banca centrale Usa hanno cambiato tono nei loro discorsi mostrandosi aperti a una variazione di prospettiva in campo monetario, lasciando la porta aperta a un ribasso del costo del denaro. «Durante la riunione di giugno è quindi probabile che si discuta esplicitamente di un taglio dei tassi e delle condizioni che potrebbero innescare una svolta espansiva della politica monetaria» scrivono gli analisti di Intesa Sanpaolo, anch'essi convinti che arriverà un «taglio dei tassi nell’estate 2019».

Timing e entità de taglio sono tutti da definire. «L’evoluzione dei dati e soprattutto gli sviluppi delle tensioni commerciali - commentano - saranno determinanti per i tempi e per il numero dei tagli da attuare. In caso di ulteriore spostamento verso un quadro di guerra commerciale diffusa, con effetti restrittivi sulla crescita USA di circa 0,5 pp nel 2020, la Fed non si limiterebbe a un solo taglio nel 2019, ma aprirebbe un ciclo espansivo vero e proprio, con almeno tre tagli fra il 2019 e il 2020. In caso di rientro delle tensioni recenti, gli interventi potrebbero essere limitati a un paio di tagli. Gli sviluppi delle prossime settimane nelle trattative con la Cina da un lato e con il Messico dall’altro saranno cruciali per l’evoluzione dei tassi».