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In attesa del taglio della Fed

Luglio o settembre? Sono le due possibili date su cui si sta concentrando il mercato. Che esclude una mossa nella seduta odierna. 

di Redazione |

È assai probabile che questa sera la riunione del Fomc della Fed si concluda lasciando invariati i tassi sui Fed Funds. È vero che dal manifatturiero Usa arrivano segnali inquietanti di rallentamento come emerso dall’indice Empire. Ed è altrettanto vero che il protrarsi della guerra commerciale in atto tra Usa e Cina rischia di far rallentare l’economia di entrambe le due maggiori potenze economiche.  

La Fed ha tuttavia molti e validi motivi per rinviare la decisione di qualche settimana. Intanto vorrà aspettare il G20 di fine mese, considerato un po’ uno spartiacque nelle trattative sui dazi tra Usa e Cina. Pare infatti che l’appuntamento di Osaka sarà l’occasione per un faccia a faccia sull’argomento tra Trump e Xi, un incontro determinante per l’esito dei negoziati commerciali.

Poiché un taglio dei tassi significa un’inversione di rotta in termini di politica monetaria, Powell vorrà essere sicuro di prendere la decisione corretta, senza mostrare troppa freta. L’ultimo rialzo dei tassi risale allo scorso dicembre e, nelle intenzioni della Fed, doveva essere seguito da altre misure restrittive finalizzate a una progressiva normalizzazione della politica monetaria. La caduta delle borse e l’inasprirsi delle tensioni commerciali hanno poi consigliato prudenza facendo virare la Fed verso una fase attendista e di pazienza. La Fed vorrà dunque essere certa di muoversi nella giusta direzione.

Non ultimo, tenendo fermi i tassi Jerome Powell potrà ancora una volta rivendicare l’indipendenza della Federal Reserve, la maggiore banca centrale al mondo, dal potere politico, sottraendosi alle richieste sempre più pressanti di Trump. Da mesi infatti l’inquilino della Casa Bianca accusa la Fed di non fare il bene dell’America portando avanti una politica restrittiva. Ieri Trump ha anche alzato i toni annunciando che in caso di mancato taglio dei tassi nella riunione odierna, potrebbe prendere in considerazione la possibilità di rimuovere Powell dalla posizione di presidente. «Dal punto di vista legale, Trump non dovrebbe essere in grado di agire in questo senso, ma la minaccia esplicita alla vigilia della riunione è certamente un fattore di difficoltà per il Comitato», commentano gli esperti di Intesa Sanpaolo.

L’incontro odierno sarà comunque controllato molto attentamente dal mercato, che analizzerà ogni singola parola. «Powell sa che l'economia e i mercati hanno raggiunto un delicato punto di transizione. I dati economici continuano a mostrare che gli Stati Uniti sono in un periodo di espansione, e i dati di vendita al dettaglio di venerdì suggeriscono che il consumatore americano è in una forma discreta, ma la disputa commerciale in corso con la Cina e altri importanti partner commerciali sta chiaramente creando un vento contrario che non giova all’economia. Inoltre, l'inflazione rimane ostinatamente bassa, con lo scetticismo del mercato sul fatto che la Fed ha gli strumenti per mantenerla vicina all'obiettivo ufficiale del 2%, e in aggiunta a ciò c'è una notevole pressione esterna per tagliare i tassi sia dalla Casa Bianca che da Wall Street», sottolinea Gary Kirk di TwentyFour Asset Management.

«La riunione del FOMC di giugno dovrebbe eliminare la stance “paziente” adottata da inizio anno e introdurre un bias espansivo esplicito. La nostra previsione - commentano da Intesa Sanpaolo - che il Comitato indichi, sia nel comunicato, sia nel grafico a punti, sia nella conferenza stampa di Powell, la disponibilità ad attuare almeno un “taglio di assicurazione” quest’anno (entro l’estate, secondo noi a settembre) e probabilmente un secondo taglio fra fine 2019 e inizio 2020. Questa previsione è basata su uno scenario centrale in cui non esplode una vera e propria guerra dei dazi di “tutti contro tutti” e il Congresso approva una legge di spesa per il 2020-21 moderatamente espansiva».

«Esiste però uno scenario alternativo - avvertono gli stessi analisti - con lo scoppio di una vera e propria guerra dei dazi in autunno, che determinerebbe un ciclo espansivo dei tassi, con tagli ogni trimestre nel 2020 e la potenziale predisposizione di un supporto anche attraverso la politica di bilancio. Al momento consideriamo questo uno scenario di coda, la cui probabilità sarà da verificare nel corso dell’estate».