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Trump-Xi al G20, esito incerto

Usa e Cina potrebbero riprendere i negoziati sui dazi. Ma la tregua non durerà a lungo. 

di Redazione |

Si avvicina l’incontro al G20 di Osaka del fine settimana tra Donald Trump e XI Jinping. Mercati e investitori attendono un chiarimento in merito alla guerra dei dazi in corso. Tregua o inasprimento? Non è ancora chiaro, anche in considerazione del carattere imprevedibile e volubile del numero uno della Casa Bianca e delle numerose inversioni di rotta annunciate da quando è iniziata la guerra commerciale tra le due maggiori potenze economiche del mondo.

«Nonostante le aperture, l’esito del summit è molto incerto, rendendo possibili contemporaneamente scenari di accordo, rottura o rinvio. In ogni caso, la natura strutturale dei temi economici oggetto di contrasto fa comunque presagire il prosieguo nel medio-lungo periodo di una situazione di forte confronto anche in caso di eventuale accordo raggiunto a Osaka», sottolinea in una nota il Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina (CeSIF). 

Nonostante venga spesso definita “guerra commerciale”, commentano dal CeSIF, al centro della diatriba c’è una rivalità tecnologica che difficilmente troverà una soluzione in tempi brevi. Al di là del tentativo americano di ridimensionare il deficit commerciale con la Cina, che nel 2018 ha raggiunto i 382 miliardi di dollari, gli Stati Uniti lamentano da tempo l'utilizzo da parte di Pechino di strumenti amministrativi e politici scorretti, al fine di ottenere un vantaggio tecnologico sui competitor internazionali e americani.

Ed è su questo campo che gli Usa stanno indirizzando i loro sforzi. Dopo varie minacce, Trump ha deciso lo scorso 15 maggio di iscrivere Huawei nella “Entity List”, una lista nera di aziende che non possono acquisire tecnologia di provenienza americana. Oltre a Huawei altre 5 tech companies cinesi hanno ricevuto il divieto di acquisire componentistiche americane, tra le quali si annoverano Higon, Sugon, e Chengdu Haiguang Integrated Circuit. Inoltre, è lecito aspettarsi future restrizioni anche nei confronti delle compagnie cinesi di servizi di sorveglianza e di identificazione facciale quali Hikvision e Sensetime.

In reazione alle sanzioni americane contro Huawei, il Governo di Pechino ha minacciato il bando delle proprie esportazioni di terre rare verso gli Stati Uniti e ha stilato una black list di aziende americane che violerebbero le regole di mercato portando avanti decisioni motivate politicamente. Su questo fronte, dunque, le tensioni non sono destinate a rientrare molto in fretta.  

«I mercati sperano in un incontro amichevole. E amichevole potrebbe essere, considerato che Trump ha molto meno tempo di Xi per risolvere la controversia, dal momento che egli mira alla rielezione l'anno prossimo e dovrà dichiarare vittoria ad un certo punto. Finora - commenta Frank Häusler, Chief Strategist di Vontobel Asset Management - l'attuazione delle tariffe è stata solo una frazione di ciò che è stato minacciato ed è stato sicuro di non gravare troppo sul consumatore americano per non sconvolgere il collegio elettorale di Trump». Lo scenario più probabile, secondo l’esperto di Vontobel, resta «che Trump e Xi riprendano i negoziati (si veda tabella qui sotto). Potenzialmente, potrebbero congelare lo status quo tra Stati Uniti e Cina sulle tariffe attuali per un periodo di tempo limitato».