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Il potere economico

Verso la stagnazione

I dati macro indicano una contrazione del Pil nei mesi primaverili. E Confindustria conferma: contributo negativo della produzione. 

di Redazione |

Sulla sfondo c’è la procedura in infrazione da parte dell’Unione europea per debito eccessivo. In primo piano c’è un’economia che non riesce a ripartire e che probabile nel secondo trimestre ha subito una contrazione. Un dato negativo metterebbe a rischio la fragile e frazionale crescita attesa per il 2019 con possibili ripercussioni negative sul 2020

Nei giorni scorsi Standard & Poor's ha confermato la propria stima sulla crescita dell’economia italiana per il 2019, a 0,1 per cento, ma ha tagliato la previsione per il 2020, a +0,5 per cento da 0,6 per cento indicato lo scorso marzo. Le nuove stime sono inferiori ai target governativi ma circa in linea con il consenso. Il prossimo 25 ottobre, inoltre, l’agenzia si pronuncerà sul rating sovrano dell’Italia, attualmente indicato in BBB con outlook negativo.

Segnali di debolezza sull’economia italiana erano già emersi nelle scorse settimane e hanno trovato conferma nei dati macroeconomici e nelle stime diffuse in questi ultimi giorni. 

In particolare, il Centro studi Confindustria nell'indagine rapida sulla produzione industriale sottolinea che, al contrario di quanto avvenuto nel primo trimestre, il contributo dell’industria alla dinamica del Pil nel secondo trimestre è negativo, a cuasa di una contrazione della produzione dello 0,7 per cento nonostante i recuperi di maggio e giugno (rispetivamente +0,5 e +02 per cento). Alla debolezza della domanda interna, che dura ormai da diversi trimestri, si è aggiunto infatti un graduale rallentamento di quella estera. Secondo Csc, inoltre, il calo della fiducia in giugno preannuncia un andamento fiacco dell’economia italiana anche nei mesi estivi.

A giungo infatti è tornato a calare l'indice composto sul morale delle aziende, sceso a 99,3 dopo il recupero a 100,2 di maggio (sebbene in modesto recupero rispetto al minimo di 98,2 segnato a febbraio). In calo anche la fiducia dei consumatori, scesa a 109,6 dopo l’aumento a 111,6 registrato a maggio, portandosi ai minimi da luglio 2017. In questo caso il peggioramento è diffuso a tutte le principali componenti, ma riguarda soprattutto il clima economico nazionale e le aspettative sulla disoccupazione.  

I dati non convincono gli esperti di Intesa Sanpaolo, che avevano già indicato come «temporaneo» il rimbalzo di maggio. «I livelli degli indici di fiducia - commentano - non appaiono coerenti con una significativa espansione, ma semmai con una stagnazione dell’attività. In effetti, il dato incoraggiante sul PIL a inizio anno (peraltro rivisto al ribasso in seconda battuta, da +0,2% a +0,1% t/t) appare più positivo rispetto alle indicazioni dalle survey, e potrebbe essere dovuto a fattori transitori (di calendario e metereologici), che sembrano aver in qualche modo “spostato crescita” dal 2° al 1° trimestre 2019 (il PIL nei mesi primaverili potrebbe essere tornato a calare). Al di là della variabilità su base trimestrale, probabilmente come detto dovuta a fattori una tantum, il trend resta quello di un’attività economica sostanzialmente stagnante».

Un andamento che anche secondo gli esperti di Intesa Sanpaolo rischia di estendersi al prossimo anno: gli analisti hanno rivisto recentemente al ribasso le stime di crescita per il 2020 da +0,7 per cento a +0,5 per cento. «L’incertezza - dicono - viene da una possibile escalation della guerra commerciale, ma soprattutto dall’evoluzione del quadro politico e fiscale domestico (è possibile che si arrivi a un accordo per evitare l’apertura immediata di una procedura d’infrazione europea, ma i rischi potrebbero essere solo rimandati alla prossima sessione di bilancio)».

Qualche novità su questo fronte potrebbe emergere dal G20 in corso a Osaka, che oltre a un summit Trump-Xi sui dazi potrebbe essere teatro di un confronto fra i rappresentanti del nostro governo e quelli della Commissione Europea sulle misure che l’Italia dovrebbe adottare per evitare la procedura d’infrazione. «Dato per scontato che sui conti 2019 sarà trovato un accordo, la questione sembra essere quando la Commissione chiederà all’Italia garanzie sui conti 2020. Un’ipotesi - sottolineano gli esperti di Intesa Sanpaolo - che prende piede sulla stampa è che per ora ci si accontenti della correzione 2019, rinviando a ottobre (cioè alla definizione della legge di bilancio) la definizione della correzione necessaria il prossimo anno e, quindi, l’apertura della procedura nel caso in cui si riveli impossibile colmare il divario».

Insomma, più che una soluzione al problema, il governo dovrebbe concentrarsi su un rinvio, che comunque non metterebbe al riparo il paese dall’avvio di una procedura d’infrazione. Specie se, come pare, i due vicepremier si impunteranno a introdurre altre riforme a debito come flat tax e salario minimo.