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Il potere economico

Fed verso un taglio a luglio, ma dello 0,25%

Il dato migliore delle attese sui disoccupati di giugno ridimensiona le attese. In settimana, doppia audizione al Congresso di Powell. 

di Redazione |

Avvio debole per le borse in una settimana che sarà scandita dalle attese per le prossime decisioni di politica monetaria della Fed. Il focus dei mercati è infatti sulle audizioni di Powell in Congresso – mercoledì alla Camera e giovedì al Senato - e sulla pubblicazione (mercoledì) dei verbali dell'ultima riunione del FOMC. Discorsi e parole da cui i mercati cercheranno di carpire informazioni sulle prossime mosse della Fed.

L'attesa è di un taglio dei fed funds già nella riunione di luglio, fissata per il 31 del mese. Una mossa che inverte a 360 gradi la politica monetaria della Fed, che solo fino a pochi mesi fa aveva previsto di proseguire sulla strada della normalizzazione dei tassi con ulteriori rialzi dopo i 4 che hanno scandito il 2018. Ora il repentino cambio di rotta, di fronte a segnali di frenata economica dovuti sopratutto al proseguimento della guerra commerciale in corso tra Usa e Cina. Pochi gli altri dati macroeconomici attesi in settimana dagli Usa, in particolare quelli sull’inflazione, «con il CPI e il PPI core attesi in rialzo di 0,2% m/m a giugno», scrivono gli analisti di Intesa Sanpaolo.

Da qualche tempo i mercati si attendono un taglio di mezzo punto percentuale dei tassi americani nella riunione del FOMC di fine luglio. Il dato superiore alle attese, diffuso venerdì scorso, sui disoccupati Usa di giugno ha però rimescolato le carte e rimodulato le aspettative. Il taglio porbabilmente ci sarà, ma potrebbe essere di un quarto di punto. 

Il mese scorso gli occupati non agricoli sono aumentati di 224 mila unità, dopo i 72 mila di maggio. L’aumento mensile medio negli ultimi tre mesi è stato di 171 mila unità, in linea con la media a sei mesi ma in calo dai 191 mila dell’ultimo anno. «Il trend verso il basso della dinamica occupazionale - spiegano gli esperti di Intesa Sanpaolo - dovrebbe gradualmente proseguire per via di due componenti. Dal lato della domanda, c’è un rallentamento collegato alla normalizzazione della crescita verso il potenziale, dopo un anno di espansione a un ritmo vicino al 3%, spinto dallo stimolo fiscale. Dal lato dell’offerta, in una situazione di pieno impiego e di stabilizzazione della partecipazione, la forza lavoro non è più in grado di crescere a un tasso tale da soddisfare la domanda, come segnalato da tutte le indagini presso le imprese. In ogni caso, la dinamica occupazionale media degli ultimi tre mesi è un segnale positivo, e un indicatore di buona tenuta del mercato del lavoro in una fase di esaurimento delle risorse inutilizzate».

Nel complesso, dunque, i dati sono coerenti con un'economia che resta in espansione e vanno a ridimensionare i timori di rallentamento economico e le aspettative dei tagli del tassi da parte dell Fed. «Le informazioni sul mercato del lavoro (employment report, nuovi sussidi, indagini delle imprese) - aggiungono gli esperti di Intesa Sanpaolo - non darebbero motivo al FOMC di ridurre i tassi a luglio, e rendono davvero improbabile un taglio di 50 pb che una parte del mercato scontava. Dopo la pubblicazione dell’employment report, la probabilità (stima Bloomberg) di un taglio di 50 pb è scesa a 4,5%, mentre quella di un taglio di 25 pb è ora al 95,5%. Sarà essenziale leggere i verbali della riunione di giugno (10 luglio) e ascoltare le audizioni di Powell in Congresso (10 e 11 luglio) per valutare se un taglio dei tassi è già predeterminato dai rischi collegati ai dazi, indipendentemente dai segnali congiunturali in media, almeno per ora, moderatamente rassicuranti. Con l’attuale posizionamento del mercato, il FOMC è probabilmente vincolato al taglio dei tassi a cui aveva aperto la strada tre settimane fa».