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Il potere economico

Tra stagnazione e recessione

L'Italia è ultima in Europa per crescita economica. Il rimbalzo della produzione a maggio non cambia il trend di debolezza. 

di Redazione |

L’Italia si conferma ultima in Europa per crescita sia nel 2019 che nel 2020. Ce lo ricordano le previsioni economiche d’estate della Commissione europea, da cui emerge che quest’anno il Pil crescerà di appena lo 0,1 per cento, per poi segnare un recupero nel 2020. La Commissione si aspetta infatti un moderato rimbalzo dello 0,7 per cento il prossimo anno, «in linea con il graduale miglioramento delle prospettive del commercio globale e grazie all’effetto calendario» poiché il 2020 avrà due giorni lavorativi in più.

Gli economisti del Ref hanno invece una visione più negativa della situazione economica del paese e indicano per l’Italia una contrazione del Pil dello 0,1 per cento quest’anno e una crescita dello 0,5 per cento il prossimo.

«Mentre le economie avanzate si trovano ad affrontare i rischi di una nuova recessione, l’Italia si muove ai margini della recessione ormai da sei trimestri. La crescita difatti si è arrestata a partire dal secondo trimestre del 2018 e, per quello che possiamo cogliere dai dati disponibili sino al terzo trimestre del 2019, poco è cambiato», scrivono in una nota diffusa oggi.  

«La frenata - precisano - ha interessato trasversalmente le principali componenti della domanda e tutti i settori, anche se con maggiore intensità l’industria, al pari di quanto osservato negli altri paesi europei». La buona notizia è che questa decelerazione sinora non ha avuto conseguenze negative sulla domanda di lavoro grazie anche, riconoscono gli analisti, agli effetti del decreto dignità che «sono andati nella direzione auspicata dal Governo».

Gli ultimi dati economici danno riprova di questo scenario di debolezza. Il rimbalzo superiore alle attese della produzione industriale a maggio, dopo i cali di marzo e aprile, non cambia il trend di fondo. Nonostante l’aumentato dello 0,9 per cento rispetto ad aprile e dello 0,7 per cento rispetto a un anno prima, la produzione appare in calo dello 0,1 per cento nella media del trimestre marzo-maggio rispetto al trimestre precedente. «Ci aspettiamo un recupero a giugno, ma la produzione è in rotta comunque per un calo vicino all’1 per cento nel trimestre primaverile, il che conferma i rischi verso il basso sul dato sul PIL che sarà comunicato dall’Istat il prossimo 31 luglio», dicono gli analisti di Intesa Sanpaolo.

Altra delusione è arrivata dalle vendite al dettaglio, scese a maggio dello 0,7 per cento in valore rispetto al mese precedente. È da gennaio che non si registra un incremento. La flessione riguarda sia gli alimentari che i non alimentari. Anche la variazione tendenziale è tornata in territorio negativo, a -1,8 per cento da +4,2 per cento del mese precedente. Le uniche forme distributive a registrare un progresso significativo su base annua sono stati i discount di alimentari (+2,2 per cento annuo) e il commercio elettronico (in frenata però a +10,6 per cento). Ad eccezione di informatica, telecomunicazioni e telefonia (+2,3 per cento su base annua), tutti gli altri settori mostrano flessioni. La peggiore è quella di abbigliamento e pellicceria (-4,9 per cento) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-4,8 per cento).