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Il potere economico

Draghi spiana la strada a un taglio dei tassi

Il deterioramento del quadro economico spinge la Bce a modificare la forward guidance. 

di Redazione |

Aveva iniziato il suo mandato alla guida della Bce, otto anni fa, con un taglio dei tassi. Tra pochi mesi Mario Draghi finirà il suo incarico probabilmente con una mossa analoga prima di cedere la poltrona, da novembre, al suo successore, Christine Lagarde.

Nella riunione odierna la banca centrale europea ha lasciato infatti il costo del denaro ai minimi storici - il tasso principale resta fermo allo 0 per cento, quello sui prestiti marginali allo 0,25 per cento e quello sui depositi a -0,40 per cento - ma ha deciso di modificare la forward guidance spianando la strada a ulteriori possibili ribassi del costo del denaro, che gli analisti ritengono possibili già nella riunione di settembre. 

Nel comunicato diffuso al termine della riunione del consiglio direttivo, la Bce afferma infatti che lascerà «i tassi invariati ai livelli attuali o inferiori» fino «almeno alla prima metà del 2020 e comunque per tutto il periodo di tempo necessario» per far risalire l'inflazione correggendo la formula usata in precedenza di «tassi invariati ai livelli attuali fino a metà 2020».

La Bce ha anche indicato che potrebbero essere messe sul tavolo misure addizionali di stimolo monetario per sostenere l’economia della zona euro, a partire dalla reintroduzione del programma di quantitative easing, ossia l’acquisto di bond governativi.

Una evidente inversione di rotta rispetto a qualche mese fa, quando la Bce aveva deciso fosse giunto il momento di procedere verso una normalizzazione dei tassi. Lo scenario infatti è cambiato e l'economia della zona euro si sta indebolendo. Gli ultimi indicatori macroeconomici indicano un rallentamento in atto e sono compatibili con un Pil che nel terzo trimestre salirà tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, zavorrato soprattutto da Italia e Germania, paesi che da inizio anno flirtano con la recessione.

Preoccupa anche l'inflazione, attorno all'1,3 per cento secondo gli ultimi dati disponibili e quindi su livelli troppo bassi rispetto agli obiettivi della Bce. La quale si dice «determinata ad agire se le prospettive d'inflazione nel medio termine continuano ad essere inferiori al suo obiettivo» vicino al 2 per cento nel medio termine.

«Riteniamo - commentavano alcuni giorni fa gli esperti di Amundi - che la BCE non esiterà a tagliare i suoi tassi chiave se la Fed taglierà significativamente i tassi e/o se l'euro si apprezzerà. Infine, ci aspettiamo che la BCE annunci a settembre un nuovo programma di Quantative Easing destinato alle obbligazioni societarie. La BCE intende fare “tutto il necessario” per evitare una crisi nell’Eurozona».