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Il potere economico

Meno di 100 giorni alla Brexit

La Bank of England lascia fermi i tassi ma abbassa le stime di crescita per il 2019 e il 2020. Scivola ancora la sterlina.

di Redazione |

Il count down è partito. Mancano meno di 100 giorni alla Brexit, ora nella mani del nuovo primo ministro Boris Johnson, arrivato a Downing Street una settimana fa e più determinato che mai a rispettare la scadenza del 31 ottobre, anche senza un accordo con l’Europa.  

Mentre crescono i rischi di una hard Brexit, nella riunione odierna la Bank of England (BoE) ha deciso all’unanimità di lasciare i tassi invariati allo ,75 per cento, respingendo le richieste di un taglio del costo del denaro. 

La BoE si è dunque mossa in controtendenza rispetto alla Fed, che ieri ha tagliato i Fed Funds di un quarto punto e altrettanto potrebbe fare il prossimo mese di settembre. E anche rispetto alla Bce, che nella riunione di luglio ha aperto le porte a nuovi allentamenti del costo del denaro, possibili già da settembre, e a un nuovo programma di Quantitative easing.

La BoE ha però ridotto le previsioni di crescita per quest’anno e il prossimo, tenendo conto non solo delle incertezze legate alla Brexit che hanno portato a una contrazione degli investimenti, ma anche del rallentamento dell’economia globale innescato dalla guerra commerciale in corso tra Usa e Cina. Secondo le nuove stime, che non tengono conto di una hard Brexit, l’economia di Sua Maestà crescerà quest’anno e il prossimo dell’1,3 per cento, contro l’1,5 e l’1,6 per cento indicati lo scorso maggio.

Per la sterlina è stata un’altra giornata di ribassi, che hanno portato la moneta britannica vicina a 1,2107 contro il dollaro, ai minimi degli ultimi tre anni rispetto a un paniere di valute straniere. Secondo la BoE è proprio la posizione intransigente del nuovo governo sulla Brexit ad aver provocato un marcato deprezzamento del tasso di cambio della sterlina.

Johnson sta infatti facendo passare il messaggio che è pronto a un’uscita senza alcun accordo con l’Europa, ossia senza un periodo concordato di transizione che permetta alle imprese di adattarsi alla nuova situazione con tutte le complicanze doganali e valutarie del caso. Si tratta dello scenario peggiore possibile per l’economia britannica e anche per quella europea, che in molti, dentro e fuori il parlamento inglese, vorrebbero evitare.