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Il potere economico

I nuovi dazi di Trump mandano in tilt le borse

Listini in pesante ribasso dopo l'annuncio di un aumento delle tariffe su beni importati dalla Cina. Che annuncia contromisure. 

di Redazione |

Tokyo giù del 2,11 per cento e Shanghai dell’1,48 per cento. Poi le vendite si spostano in Europa, con le principali piazze che sprofondano in questo venerdì di inizio agosto con perdite che sfiorano perfino il 3 per cento (Parigi -2,8 per cento, Francoforte -2.6 per cento, Milano e Londra -1,9 per cento). L'apertura meno debole del previsto di Wall Street permette di ridurre il rosso, ma i segni meno restano pesanti. 

A guidare le vendite sui mercati azionari è ancora una volta Donald Trump. In un tweet ha infatti annunciato che a partire dal primo settembre gli Stati Uniti alzeranno al 10 per cento i dazi su 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina. E questa volta i prodotti colpiti saranno per lo più beni di consumo: telefoni cellulari, computer, giocattoli, abbigliamento.

«Trump ha indicato la volontà di arrivare a un accordo, e la minaccia di introdurre nuovi dazi fra due mesi potrebbe essere solo una strategia negoziale», suggeriscono gli esperti di Intesa Sanpaolo, secondo cui «nel caso in cui i dazi entrassero in vigore a settembre, l’effetto diretto sulla crescita americana potrebbe essere di circa -0,1 pp nel 2020, con riflessi più ampi sulla Cina e sul resto del mondo».

Potrebbe anche trattarsi di un bluff per forzare la Cina, ma in ogni caso, notano ancora gli stessi analisti, «l’annuncio dei nuovi dazi fa aumentare nuovamente i rischi per la crescita sia domestica, sia globale e le ricadute indirette del clima di incertezza sugli investimenti e sulla fiducia delle famiglie» spingendo probabilmente la Fed verso una politica monetaria ancora più espansiva.

Dopo aver tagliato, per la prima volta in oltre dieci, I Fed Funds di un quarto di punto mercoledì scorso, il numero uno della Fed, Jerome Powell, ha infatti dichiarato che in futuro ulteriori allentamenti del costo del denaro avverranno solo in presenza di un peggioramento del quadro economico.

La risposta della Cina è stata quasi immediata. Pechino ha annunciato che sarà costretta ad adottare contromisure se gli Stati Uniti decideranno davvero di imporre tariffe più alte sui beni cinesi, precisando che la Cina non ha intenzione di fomentare una guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma nel caso fosse costretta, non avrà paura di combatterla.

Il clima si sta dunque surriscaldando. Con il suo annuncio, Trump interrompe la tregua tra i due paesi a poche settimane dal vertice del G20 di Osaka che aveva sancito la ripresa delle trattative sui dazi tra Washington e Pechino. Il pericolo è quello di un escalation di aumenti tariffari che potrebbero mettere un cappio al collo alle due maggiori economie al mondo con inevitabili riflessi anche sugli altri paesi. 

Lo scorso 23 luglio il Fondo monetario internazionale ha abbassato le stime sulla crescita globale alla luce di un aumento dei rischi al ribasso derivanti dalle tensioni commerciali: dopo il 3,8 per cento del 2017 e il 3,6 del 2018, secondo l'Fmi il Pil mondiale salirà quest'anno del 3,2 per cento e il prossimo del 3,5 per cento.