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Il potere economico

Autunno di tensioni

Oxford Economics vede una lieve ripresa nel secondo semestre, ma il quadro resta incerto tra rischio elezioni e legge di bilancio da scrivere.

di Redazione |

Dopo un primo semestre fermo, la seconda metà dell'anno potrebbe portare un lieve sussulto per l'economia italiana, ma lo scenario resta molto incerto e i rischi per la crescita sono verso il basso, con la politica nel coas che non aiuta a migliorare la situazione. Non c'è spazio per l'ottimismo nell’ultimo Country Economic Forecast per l’Italia pubblicato oggi da Oxford Economics. 

L'economia italiana è in stagnazione ed è cresciuta solo in uno degli ultimi cinque trimestri. Il Pil è rimasto piatto nel secondo trimestre, dopo un piccolo aumento nel primo e una recessione nella seconda parte del 2018. Mentre l'economia è bloccata in una situazione di stagnazione, l'incertezza sulla situazione politica rimane elevata, osservano gli economisti.

Il prossimo possibile fattore scatenante di una crisi politica potrebbe arrivare in autunno quando il governo sarà chiamato a scrivere il bilancio per il 2020. Cresce infatti il rischio di rottura dentro la coalizioni gialloverde con inevitabili nuove elezioni che porterebbero molto probabilmente ad una coalizione di destra guidata da Matteo Salvini. Un tale risultato, tuttavia, non dovrebbe portare ad una maggiore attenzione alla sostenibilità fiscale o a effettivi progressi nella risoluzione dei problemi strutturali dell'Italia, dicono da Oxford Economics.

Non solo. L'Italia infatti resta sotto il mirino di Bruxelles. Lo scorso mese, il governo si è impegnato ad un aggiustamento di bilancio e questo ha fermato l’apertura di una procedura di disavanzo eccessivo da parte della Commissione Europea, con conseguente reazione positiva da parte dei mercati finanziari. Tuttavia, dicono gli analisti, l'Italia ha guadagnato solo un po' di tempo, poiché alla fine del 2019 sarà chiaro che il Governo molto probabilmente non sarà in grado di raggiungere l'obiettivo di disavanzo dell'1,8 per cento del PIL concordato l’anno scorso con la Commissione per il 2020.

L'economia sta però leggermente migliorando, anche se industria e occupazione sono destinati a restare deboli. I dati mensili per l'inizio del terzo trimestre per ora sono solo marginalmente migliori di quelli del secondo trimestre e sembrerebbero indicare una piccola espansione del Pil nel terzo trimestre. Il PMI composito è salito nel mese di luglio fino a 51, da 50,1 di giugno. Tuttavia, mentre il settore dei servizi ha mostrato una certa resilienza, le prospettive per l’industria rimangono molto deboli.

Al momento, gli analisti si limitiamo a prevedere un piccolo aumento del Pil nella seconda parte dell’anno e una crescita dello 0,1 per cento nel 2019 nel suo complesso. I rischi continuano ad essere orientati al ribasso. Oltre ai fattori interni, legati ai possibili sviluppi politici e alle loro ripercussioni sui mercati finanziari, fattori esterni potrebbero deprimere ulteriormente l'attività: nello specifico, un rallentamento dell’area euro maggiore del previsto o un'accelerazione dei venti protezionistici.  

Nonostante negli ultimi mesi si sia assistito ad un nuovo aumento dell'occupazione, Oxford Economics resta cauta sulle prospettive del mercato del lavoro e prevede solo un aumento marginale dell'occupazione l'anno prossimo. L'inflazione, inoltre, è vista inferiore all'1 per cento nel 2019, il che dovrebbe aiutare – al margine – l'evoluzione dei redditi reali.