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Il potere economico

Rischio recessione ai massimi da 10 anni

Lo rivela un sondaggio di Bank of America Merrill Lynch. Dazi, politiche monetarie, bond e Cina sono le principali preoccupazioni.

di Redazione |

Il rischio di una recessione globale è sui livelli più elevati degli ultimi 10 anni. E’ quanto emerge dal consueto sondaggio realizzato da Bank of America Merrill Lynch. A settembre il 38 per cento dei money manager intervistati ha dichiarato di aspettarsi una recessione il prossimo anno. Si tratta del livello più alto dall’agosto del 2009, nel pieno della grande crisi. 

Economia in frenata, incertezze politiche, tensioni commerciali e impennata del prezzo del petrolio creano un mix pericolosissimo per la crescita, facendo aumentare le aspettative di una contrazione economica. Il mese scorso la percentuale di intervistati che dichiarava di attendersi una frenata dell’economia nel 2020 era del 34 per cento (livello più elevato da ottobre 2011).

La guerra delle tariffe tra Usa e Cina continua a essere in cima ai rischi indicati dagli intervistati. Il 40 per cento lo considera il rischio maggiore per l’economia. Anche perché solo il 30 per cento è convinto che le due maggior potenze economiche al mondo arrivino a una tregua duratura prima delle presidenziali americane del 2020 mentre il 38 per cento pensa che l’attuale posizione di stallo rappresenti la nuova normalità e sia dunque destinata a protrarsi nel tempo. 

Tra i maggiori rischi annoverati dagli intervistati seguono l’incapacità delle banche centrali di affrontare la prossima recessione (i tassi sono già su livelli bassi riducendo le possibilità di manovra e quindi di sostegno all’economia) e lo scoppio della bolla sul mercato obbligazionario, seguiti dai timori di uno scivolone dell’economia cinese.

Un rischio, quest'ultimo, sempre più concreto. Qualche giorno fa Pechino ha annunciato che la produzione industriale in agosto è aumentata del 4,4 per cento, tasso più basso degli ultimi 17 anni, confermando che i dazi americani stanno colpendo duramente il tessuto produttivo cinese. Perfino il premier cinese ritiene difficile per quest'anno riuscire a rispettare i target di crescita ipotizzando una crescita del Pil sotto il 6 per cento, ritmo più basso degli ultimi 27 anni. 

Tra le maggiori preoccupazioni non compare l'impennata del greggio: il sondaggio è stato realizzato tra il 6 e il 12 settembre, prima dunque dell’attacco con droni al petrolio dell’Arabia Saudita.