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Il potere economico

Frenata nel 2020 per il Pil globale

Fitch stima un aumento del 2,5 per cento, livello più basso dal 2012. E il WTO abbassa le previsioni per il commercio mondiale. 

di Redazione |

Forse eviteremo una recessione mondiale. Probabilmente la frenata in atto non porterà ad un’altra Grande Crisi come quella scatenata dai mutui subprime che dieci anni fa ha sconquassato finanza e economia. Di certo, però, il 2020 si presenta come un altro anno di rallentamento per la crescita.

Con l’ingresso nel quarto trimestre, parte come di consueto la carrellata di previsioni per il nuovo anno da parte dei maggiori centri di ricerca. Iniziano gli esperti di Fitch, che nel nuovo Global Economic Outlook (GEO) pubblicato ieri hanno limato le stime di crescita.  Secondo le proiezioni aggiornate, nel 2020 il Pil mondiale segnerà un progresso del +2,5 per cento (da +2,7 per cento previsto a giugno).

Si tratta del ritmo di espansione più lento degli ultimi otto anni, ossia dal 2012, e la colpa, dicono da Fitch Ratings, va soprattutto all’escalation della guerra commerciale in corso tra Usa e Cina. Gli esperti hanno abbassato anche le stime per il 2019: +2,6 per cento (da precedente +2,8 per cento) confermando la brusca frenata rispetto al +3,8 per cento del 2018.

Revisione al ribasso anche da parte della World Trade Organisation (WTO): l’organizzazione mondiale per il commercio ha ridotto le proprie stime sul commercio globale, anche in questo caso indicando come causa principale le ripercussioni a livello globale degli aumenti tariffari messi in atto da Usa e Cina. Le nuove previsioni indicano un aumento del +1,2 per cento per quest’anno (corretto da precedente +2,6 per cento) e del +2,7 per cento per il 2020 (corretto da precedente +3,00 per cento).

«I conflitti commerciali pongono i maggiori rischi di downside per la crescita del Pil ma anche gli shock macroeconomici e la volatilità finanziaria sono potenziali minacce per una frenata più pronunciata dell'economia», sostengono gli esperti del WTO in una nota, in cui sottolineano che anche la Brexit potrebbe avere un impatto significativo, specie in caso di uscita del Regno Unito senza accordo, anche se, notano dall’organizzazione del commercio, l'impatto sarà limitato all’Europa.

Una batosta che l'Eurozona non può permettersi, specie in questa fase di profonda debolezza industriale, confermata dai dati odierni. A settembre l'indice Markit Pmi che misura le risposte dei manager addetti agli acquisti delle aziende manifetturiere della zona euro è sceso a quota 45,7 da 47 di agosto toccando così i minimi dall'ottobre 2012. Un dato molto esplicativo visto che la soglia di 50 rappresenta lo spartiacque tra un settore in espansione e uno in contrazione. 

Settembre è inoltre l'ottavo mese consecutivo di ribassi per l'indice, che un anno fa era a quota 53,2. Determinante è stato il contributo negativo della Germania, il cui indice è finito ai minimi da giugno 2009 con un ribasso a 41,7 contro il 43,5 di agosto dal 2009. In contrazione anche l'indice Pmi dell'Italia, sceso a 47,8 dai 48,7 di agosto contro una stima di 48,1 misurata da Bloomberg, e quello della Spagna che ha segnato un ribasso a 47,7 dai 48,8 di agosto, minimo dall'aprile 2013. 

L'Italia incassa anche altre brutte notizie. Mentre il governo italiano vara la manovra per il 2020, Fitch taglia di nuovo le stime per il nostro paese indicando una crescita zero per quest’anno (+0,1 per cento in precedenza) e un incremento del +0,4 per cento il prossimo (da +0,5 per cento) e del +0,6 per cento nel 2021. Si tratta di stime più prudenti rispetto a quelle contenute nel documento di programmazione economica appena approvato: il governo si attende infatti nel 2020 una crescita di 0,6 per cento confermando per il 2019 l'incremento dello 0,1 per cento.