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Il potere economico

Così il governo uccide l'industria

Ogni giorno chiudono 250 imprese. Servono misure coraggiose per un vero sviluppo industriale. Senza il quale l'Italia non potrà risollevarsi. 

di Redazione |

“E' ora di dotare il Paese di un politica industriale efficace ormai assente da decenni”: Confimi Industria lancia l'allarme e lo fa esordendo con queste parole davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in seduta comune in audizione sulla Legge di Bilancio.

L’analisi della Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata nasce da un'avvilente fotografia del settore: molto del know-how custodito in azienda viene perso ogni giorno perché ogni giorno chiudono 250 imprese e 3 delocalizzano. In dieci anni si è detto addio a oltre 850 mila imprese. 1 milione e 800 mila sono le persone impiegate in aziende italiane all’estero. Impossibile pensare di rilanciare l'economia italiana senza partire dall'indistria. 

Per invertire questo trend, devono per prima cosa scendere le tasse sul lavoro, anche quelle rivolte alle imprese e non soltanto giustamente quelle che colpiscono i lavoratori. “Uno dei fattori che rende meno competitive le imprese italiane, anche rispetto ai competitor europei, è proprio il cuneo fiscale” ricorda il direttore generale Fabio Ramaioli. “Una disparità che provoca a catena una serie di effetti depressivi sull’economia”.

Al momento, secondo Confimi, si stanno rimandando interventi risolutori per il rilancio competitivo delle industrie con il rischio di balzelli di tasse che se confermate sulla sugar tax, sugli imballaggi di plastica e su plastica di riciclo, sulle auto aziendali, su probabili aumenti di accise energetiche, probabilmente costeranno alle famiglie più dei 540 euro annui che si erano ipotizzati con l’aumento dell’IVA. Piuttosto che mettere tasse etiche, meglio sarebbe, secondo Confimi, facilitare le alternative green premiando attraverso un credito di imposta chi sceglie soluzioni ecosostenibili.

Per questo Confimi Industria chiede che nella Legge di Bilancio vengano inserite misure coraggiose - che ancora non si intravedono - per un vero sviluppo industriale. Tra le misure più urgenti Confimi chiede di intervenire sui seguenti punti:

-Riduzione del costo del lavoro sulle imprese - è l’11% in più della media europea - agendo in primis sul c.d. cuneo fiscale;

-Rimodulazione del carico fiscale, che incide oggi sulle imprese per circa il 65% degli oneri totali, trasferendo la tassazione, che ora incide pesantemente sui fattori della produzione (lavoro, energia) a valle, permettendo ai prodotti italiani di essere maggiormente competitivi: Confimi Industria chiede che vengano tassati gli utili - magari un po’ meno quelli reinvestiti - ma non certo il lavoro e gli altri fattori produttivi. La conferma del taglio dell’aliquota IRES riduce il tax rate nominale (utile ai fini del confronto internazionale) ma rappresenta una misura a prevalente vantaggio di poche grandi imprese. Come dimostrano i dati MEF (gennaio 2017 su base 2014), infatti, oltre la metà dell’Ires (51,68%) è pagata dalle imprese di maggiori dimensioni (quelle con oltre 50 milioni di euro di volume d’affari) che sono solo lo 0,62% dei contribuenti IRES.

-Riduzione del costo energetico
 (è l’87% in più per la fascia PMI in Europa, quelle che sono nella fascia 2.000-20.000 MW fonte Eurostat) che avviene attraverso la quadruplicazione delle accise che vengono caricate in bolletta;

-Riduzione del carico burocratico
, vale a dire semplificare, per numero e per modalità, gli adempimenti che gravano sulle imprese. A questo riguardo il direttore Ramaioli ha ricordato che dal 2015 (d.lgs semplificazioni n. 175/2014) ad oggi si contano oltre 50 nuovi adempimenti e novità ad elevato impatto operativo a cui vanno aggiunte l’introduzione pressoché generalizzata della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica giornaliera dei corrispettivi con i nuovi Registratori telematici.

Su questi temi Confimi ha sottolineato l’urgenza di intervenire subito:
-riducendo le scadenze dell’esterometro (12 sono troppe)
-semplificando la detrazione dell’Iva sulle fatture di fine anno (non si possono avere regole 11 mesi in un modo e per quelle di dicembre in un altro)
-dicendo no al blocco delle compensazioni per il versamento dei contributi relativi dei dipendenti dell’appaltatore (art. 4, co.15,  

In chiusura di intervento e nella memoria consegnata Confimi Industria si è soffermata poi su altri fattori tra cui

-Lotta all’evasione. I principali concorrenti delle aziende sono le imprese che operano nel sommerso. Questa operazione però non deve essere fatta criminalizzando l’intero tessuto produttivo. Attenzione a non mettere tutti sullo stesso piano: chi effettua frodi in mala fede e chi non versa l’Iva perché non riesce a incassare i propri crediti. Lo Stato aiuti l’impresa creditrice a riscuotere da quella che non la paga sfruttando il meccanismo delle note di variazione Iva e la fatturazione elettronica e innescando un meccanismo spontaneo in grado di ridurre i ritardi di pagamento.

-Piano per il SUD. Si avverte sempre più l'esigenza di valorizzare le grandi eccellenze che il Sud ha: la meccatronica, l'aerospazio, la logistica, l'industria culturale e creativa. Matera, Capitale Europea della Cultura del 2019 è un patrimonio sul quale costruire il prossimo sviluppo fin da subito. Ma ci vogliono pianificazione e risorse. Non finanziamenti a pioggia.  Proprio con un occhio al sud ha chiuso il suo intervento Confimi Industria: le ZES (Zone Economiche Speciali) rappresentano una grande opportunità, ma si può  fare di più trasformando l'intero Meridione in una zona economica esclusiva, dove attrarre nuovi investimenti e insediamenti significativi, a partire dall'Industria 4.0 e dall'ambiente.