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Il potere economico

In calo la fiducia di consumatori e imprese

A novembre gli indici scendono più del previsto. Preoccupa la situazione economica del Paese. 

di Redazione |

A novembre è calata più delle attese la fiducia dei consumatori italiani, scesa ai valori minimi dal 2017. I dati dell’Istat indicano una decisa contrazione dell’indice, sceso da 111,5 a 108,5. Gli analisti si aspettavano solo una lieve limatura.

Ad eccezione della situazione personale, il cui indice è aumentato leggermente da 105,4 a 105,8, tutte le componenti dell’indice hanno mostrato un peggioramento:
clima economico da127,2 a 116,3,
clima corrente da 107,9 a 106,8
clima futuro da 116,1 a 110,2

In sostanza, in questo momento gli italiani sembrano particolarmente preoccupati per la situazione economica e per il futuro del paese più che per la loro situazione personale.

Come previsto dagli analisti, invece, la fiducia delle imprese ha registrato un lieve aumento, da 98,9 a 99,1. Più nello specifico, però, dall’industria emergono ancora segnali di incertezza mentre per i servizi si registra una sostanziale stabilità degli indici.

In dettaglio, l’indice di fiducia è diminuito lievemente nel settore manifatturiero (da 99,5 a 98,9) a causa soprattutto del deterioramento dei giudizi sugli ordini e attese di produzione in peggioramento. Gli analisti di aspettavano invece un lieve aumento trainato dalla ripresa del commercio estero e dalla distenzione tra Usa e Cina sui dazi.

L’indice è pure sceso da 141,3 a 137,1 nelle costruzioni a causa del peggioramento dei giudizi sugli ordini e, soprattutto, del deciso ridimensionamento delle attese sull’occupazione. Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio gli indici sono invece rimasti sostanzialmente stabili rispettivamente a quota 99,6 e a quota 108,2.

I dati potrebbero preannunciare un andamento più debole delle attese del Pil nel quarto trimestre e confermano la fragilità della nostra economia che resta fanalino di coda in Europa, come emerge anche dai dati sulla produttività. Secondo quanto ha comunicato l'Istat, nel 2018 la produttività del lavoro per ora lavorata è calata di -0,3%, mentre la produttività totale dei fattori è scesa di -0,2%. I dati sono inferiori alla media storica 1995-2018, pari a 0,4% per il lavoro e zero per la produttività totale dei fattori, che sono i più bassi fra quelli delle grandi economie dell’Eurozona.

I dati di novembre sulla fiducia di consumatori e imprese, commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo, «dipingono un quadro più fosco rispetto a quello del mese scorso. In settembre e ottobre si era registrato un maggior ottimismo sia delle famiglie che delle aziende sulle prospettive dell’economia, probabilmente sulla scia sia del miglioramento delle condizioni finanziarie domestiche che dei primi segnali di ripresa del commercio estero. Tale recupero sembra essere stato di breve durata. In generale, le indagini di recente non sono state un buon previsore della crescita del PIL, che è stata superiore a quella segnalata dalle survey. In ogni caso, ad oggi, il livello degli indici anticipatori resta coerente con una sostanziale stagnazione dell’economia (in un intervallo tra -0,1% e +0,1% t/t) anche a cavallo tra fine 2019 e inizio 2020».