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Dazi, l'intesa Usa-Cina è possibile

Lo scrive l'agenzia Bloomberg, secondo cui l'accordo sulla fase 1 si realizzerà entro il 15 dicembre. Borse in rialzo.  

di Redazione |

Un passo avanti e due indietro. Prosegue il balletto tra Usa e Cina sui dazi e in meno di 12 ore il barometro balza verso il sereno trascinando in territorio positivo i futures sugli indici della borsa americana e le piazze europee (Milano, Parigi e Francoforte salgono di oltre l’1%).

Questa mattina infatti, Bloomberg scrive infatti che le due super potenze economiche sono sul punto di raggiungere un accordo sui dazi, secondo quanto affermato da persone vicine ai negoziati, e questo avverrà prima del 15 dicembre, data in cui dovrebbero partire i nuovi aumenti tariffari sulle importazioni in Usa di merci cinesi.  

Da Londra, dove si trova per il vertice per i 70 anni della Nato, il presidente americano aveva infatti gelato le aspettative di un’imminente intesa sulla fase 1 dei negoziati con la Cina, annunciando che non sono previste scadenze e che, anzi, potrebbe essere positivo rimandare tale intesa a dopo le elezioni presidenziali del 2020.

Parole che hanno gettato sconcerto sui mercati, mandando in rosso Wall Street (-1% il Dow Jones, -0,66% lo S&P 500) dopo che proprio due giorni prima il segretario del commercio Usa, Ross, aveva invece detto che il 15 dicembre era una “scadenza logica” per l’accordo sulla fase 1 dei negoziati, essendo la data in cui è previsto il prossimo rialzo dei dazi sull'import di merci cinesi. Ross si era addirittura spinto oltre parlano di “progressi significativi” tra le due nazioni.

Restano però le tensioni dopo che “la Camera – notano al riguardo gli esperti di Intesa Sanpaolo – ha approvato quasi all’unanimità un disegno di legge che condanna gli abusi attuati dalle autorità cinesi nei confronti degli Uiguri e richiede al presidente di imporre sanzioni nei confronti di un membro del politburo. Il Senato non ha ancora votato e non si sa se il presidente firmerà la legge. La Cina, che finora aveva mantenuto una separazione fra temi politici e temi commerciali, sta definendo una lista di “enti inaffidabili” che potrebbe essere rilasciata in tempi brevi, e includere società americane che subirebbero sanzioni”.

Non solo Cina. Nel mirino di Trump sono finiti anche Argentina e Brasile e l’Europa.

A sorpressa, in un tweet di alcuni giorni fa, Trump ha annunciato la reintroduzione di dazi su acciaio e alluminio nei confronti di Argentina e Brasile giustificando la misura con l’ampio deprezzamento delle valute dei due paesi contro il dollaro. “Per ora l’amministrazione non ha fatto seguito alle dichiarazioni di Trump mentre il presidente del Brasile ha segnalato l’intenzione di contrastare la decisione americana", commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo, osservando tuttavia che "in sé, la misura, se attuata, non avrebbe effetti sull’attività economica, visto il peso minimo delle importazioni nei comparti considerati. Fra l’altro - aggiungono -non è chiaro che ci siano le basi legali per l’introduzione delle misure per importazioni di entità minima, dato che dovrebbero essere basate sulla sezione 232 del Trade Act, che si riferisce a questioni di sicurezza nazionale, mentre Trump ha citato il deprezzamento delle valute come motivo per i novi dazi". 

Il presidente americano è tornato anche a minacciare l'Europa, in particolare la Francia. L'amministrazione Usa pensa di introdurre dazi del 100% su 2,4 miliardi di dollari di importazioni dalla Francia - pari a 5% del totale di 52 miliardi di dollari - come ritorsione contro la web tax francese ntrodotta lo scorso luglio che penalizza i colossi americani di internet. "Le audizioni pubbliche per la definizione della lista dei prodotti si terranno nella seconda settimana di gennaio 2020. Secondo gli USA, l’imposta francese colpisce in prevalenza servizi forniti da imprese americane e non si applica a servizi in comparti in cui sono dominanti le aziende domestiche. L’US Trade Representative ha segnalato che misure analoghe a quelle annunciate nei confronti della Francia sono in via di considerazione per Italia, Austria e Turchia".