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Il potere economico

Istat, Pil 2020 a +0,6%

Dopo la frenata del 2019 (+0,2%) l'economia accelera il prossimo anno. Ma solo grazie a maggiori scorte. E la disoccupazione scende sotto il 10%. 

di Redazione |

Per il 2019, l’Istat prevede una crescita del Pil italiano dello 0,2 per cento in termini reali, in deciso rallentamento rispetto all’anno precedente. Nel 2018 la nostra economia era cresciuta dello 0,8 per cento e già quello era stato un anno in contrazione rispetto alla crescita dell’1,7 per cento del Pil che ha caratterizzato il 2017.

Il prossimo anno, andrà un po’ meglio: sarà un anno in accelerazione con una crescita dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo, secondo quanto stima l'Istat. Una previsione più positiva rispetto a quella della Commissione europea, che nelle sue previsione d'autunno aveva tagliato le stime sul Pil italiano del 2020 da +0,7% a +0,4%. 

Rispetto alle previsioni diffuse a maggio 2019, l’Istat ha rivisto marginalmente al ribasso (-0,1 punti percentuali) il tasso di crescita del Pil di quest'anno, a causa soprattutto di una forte riduzione del contributo delle scorte (-0,8 punti percentuali).

“Nell’anno corrente, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8 punti percentuali)”, scrive l’istituto di statistica nel documento diffuso oggi sulle prospettive per l’economia italiana nel 2019-2020.

“Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell’anno corrente (+0,7 p.p.), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensità contenuta (-0,2 p.p.)”, precisa ancora l’istituto di statistica.

Tra gli altri dati, gli investimenti fissi lordi mostrano un profilo in rallentamento, con tassi pari a +2,2% nel 2019 e +1,7% nel 2020, mentre migliora la situazione dell'occupazione. "Il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell’input di lavoro a ritmi superiori a quelli del Pil (+0,7% in termini di unità di lavoro in entrambi gli anni) mentre il tasso di disoccupazione segnerebbe un deciso miglioramento nell’anno corrente (10,0%) per poi scendere marginalmente nell’anno successivo (9,9%)", precisa l'istituto di sttistica.

In conclusione, il 2020 sarà un anno di ripresa ma non perchè le nostre imprese faranno maggiori investimenti. E nemmeno perché venderanno più merci e servizi all'estero o sul mercato interno. La crescita più sostenuta sarà essenzialmente da imputare a maggiori scorte. Inoltre, avverte l'Istat, “l’attuale scenario di previsione è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da possibili evoluzioni negative dei conflitti tariffari e delle turbolenze geopolitiche con riflessi sfavorevoli sull’evoluzione del commercio internazionale e sul livello di incertezza degli operatori”. Sarà, insomma, una ripresa molto fragile.