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Segnali di ripresa per Germania e Italia

La risalita dell'Ifo tedesco e dell'export italiano lanciano indicazioni positive sul 2020. 

di Redazione |

Schiarita di fine anno per l’economia tedesca. Dopo lo sbandamento degli scorsi mesi, la locomotiva d’Europa sembra aver ritrovato la rotta.

L’indice Ifo in dicembre è aumentato oltre ogni aspettativa, passando a 96,3 punti da 95,1 del mese precedente. Questo risultato rispecchia sia uno scenario futuro più rassicurante (l’indice sulle aspettative è aumentato di 1,5 punti, toccando 93,8), sia un miglioramento del presente (l’indice della situazione corrente è aumentato di 0,8 punti, toccando 98,8).

«L’indice delle aspettative, che tra l’altro è un importante indice anticipatore della crescita del Pil, quindi, ha confermato il suo trend crescente, migliorando le prospettive per il 2020. L’indice della situazione corrente, invece, lascia ben sperare per il 4° trimestre, dopo un inizio debole», commentano gli esperti di Intesa Sanpaolo, secondo cui i mesi di novembre e dicembre «potrebbero compensare un ottobre debole, contribuendo ad evitare una contrazione del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno».

La cautela resta. Il settore manifatturiero, sottolineano gli stessi analisti, rimane il più vulnerabile, e bisognerà attendere le aspettative dell’industria automobilistica, pilastro dell’economia tedesca nonché settore che più ha sofferto in questo ultimo anno, per tirare un sospiro.

Anche per l’economia italiana si intravede una lieve schiarita, che arriva dal comparto estero. A ottobre l’export è salito del +3,1 per cento rispetto al mese precedente e del +4,3 per cento rispetto a ottobre 2018 (secondo incremento consecutivo su base annua) a fronte di una flessione dell’import (-2,3 per cento congiunturale e -5,8 per cento su base tendenziale, minimo da luglio 2016).

«L’aumento dell’export è però dovuto quasi interamente alla consegna di una nave negli Stati Uniti, al netto della quale la variazione sarebbe pari a -0,1% m/m e +1,4% a/a» osservano gli esperti di Intesa Sanpaolo, la cui conclusione non è però del tutto negativa: «in sintesi, il commercio estero è stato debole (ed ha frenato il PIL) nel 3° trimestre, ma i dati di settembre e ottobre confermano i segnali di ripresa della domanda in particolare dai Paesi extra-UE, che potrebbe favorire un recupero nell’ultimo trimestre del 2019. Tuttavia, la consegna di una nave di ottobre non avrà effetto sul PIL in quanto si rifletterà in un decumulo di scorte».

Inoltre, nei primi dieci mesi dell’anno l’avanzo commerciale dell’Italia ha superato i 43 miliardi (75,8 al netto dei prodotti energetici), in aumento dai 32,5 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno (66,9 al netto dell’energia). Tornando al mese di ottobre, oltre agli Stati Uniti (+24,5%), il contributo maggiore all’aumento tendenziale dell’export è arrivato da Svizzera (+14,6%), Francia (+6,5%) e Regno Unito (+8,7%), mentre un apporto negativo è derivato non solo dai Paesi OPEC (-16,9%) ma anche dalla Germania (-2,8%). Passando invece ai settori, oltre ai mezzi di trasporto (+56,1%), sono risultati in progresso nel confronto annuo anche gli articoli in pelle (+11%), l’abbigliamento (+8,3%), i farmaceutici (+8,3%) e gli alimentari (+6,2%), mentre sono apparsi in forte calo gli autoveicoli (-9,7%), i prodotti chimici (-6,2%) e i macchinari (-2,2%).