Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Il potere economico

Trimestre a rischio per la Cina

Crescita quasi dimezzata nei primi tre mesi dell'anno. Nello scenario peggiore il Pil salirà di appena il 3,5%, dice Morgan Stanley. 

di Redazione |

Non solo vite umane ma anche vari punti di Pil. I risvolti del Coronavirus stanno diventando sempre più drammatici, anche dal punto di vista economico.

Città bloccate con miliardi di abitanti in quarantena nel tentativo di contenere il virus (che ha già causato oltre 2000 morti) e fabbriche chiuse per settimane, praticamente mai riaperte dopo la chiusura, a fine gennaio, per il capodanno cinese, avranno un forte impatto sui conti del primo trimestre, dicono gli esperti di Morgan Stanley.

Secondo le loro proiezioni, la scorsa settimana la produzione cinese si è attestata tra il 30 e il 50 per cento rispetto ai livelli pre-epidemia. Se la produzione manifatturiera non tornerà in tempi brevi sui livelli normali, c'è il rischio - dicono gli analisti - che nel primo trimestre la crescita del Pil cinese possa essere di appena il 3,5 per cento.

Si tratta dello scenario peggiore, quello in cui il virus raggiunge il picco nel mese di aprile. Ammettendo invece che il picco dell’epidemia si realizzi tra febbraio e marzo, la crescita nel primo trimestre potrebbe essere del 5,3 per cento in caso di rapido recupero dell’attività manifatturiera e del 4,2 per cento in caso di graduale recupero della stessa.

L’impatto finale sull’intero anno sarebbe comunque limitato grazie al recupero della produzione atteso nei mesi successivi e alle misure di sostegno che potrebbero arrivare dalle autorità monetarie (tassi più bassi) e dal governo (incentivi ai settori più penalizzati). Secondo gli esperti di Morgan Stanley si spazia infatti da una crescita del +5,6 per cento nello scenario peggiore a una del +5,9 per cento in quello migliore, con una proiezione di +5,7 per cento in quello intermedio.

Al momento attuale, lo scenario che gli esperti americani ritengono più probabile è quello centrale, ossia di una graduale ripresa dell'attività manifatturiera. L’ipotesi più probebile è che alla fine di questo mese la produzione possa ritornare gradualmente alla normalità risalendo al 60-80 per cento dei livelli pre-epidemia e che possa tornare a pieno ritmo nella seconda metà di marzo. Anche se le incertezze, sottolineano da Morgan Stanley, rimangono.