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Il potere economico

Troppo poco e troppo tardi

Il Recovery Fund da 500 miliardi è un cambio di passo, ma non basta. 

di REDAZIONE |

L’Europa fa un salto di qualità e dimostra di essere capace di una solidarietà che finora non sembrava possibile. Germania e Francia, storici motori dell'unione europea, uniscono le forze e annunciano un’operazione di sostegno da 500 miliardi di euro per aiutare l’eurozona a superare la profonda crisi economica innescata dalla pandemia.

Un cambio di rotta considerevole anche perché questa volta non si tratta di prestiti a breve termine ma di sovvenzioni con rimborsi a lungo termine, pensati apposta per dare una mano a quei Paesi più colpiti dal virus, che stanno affrontando maggiori difficoltà economiche e con i conti pubblici più critici. I principali destinati sono ovviamente l'Italia (nelle ultime settimane alcuni uffici studi hanno iniziato a parlare di rischio default per il nostro Paese) e la Spagna.

La stampa straniera lo ha definito “un piccolo elettrochoc” considerando la scarsa disponibilità finora dimostrata dall’eurozona - in particolare dai paesi del nord, con l’Austria in prima fila, ma spesso anche dalla Germania - a fare fronte comune davanti all’emergenza sanitaria. Proprio per questo la strada per il Recovery Fund proposto da Merkel e Macron appare tutta in salita. In un’intervista il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha già avanzato una controproposta sostenendo che “la strada giusta sono i mutui non i contributi”. Oltre all'Austria, anche Olanda, Svezia e Danimarca pare siano contrari all'iniziativa franco-tedesca. L'impressione è che stia per andare in onda un nuovo scontro tra le due diverse idee di unione europea, quella solidale e quella dell'ognuno per sé. 

Continua dunque a emergere un atteggiamento di scarsa disponibilità all'aiuto reciproco, più volte criticato anche dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha sottolineato come troppe nazioni si siano rifiutate di “condividere il loro ombrello” proprio “quando l'Europa aveva davvero bisogno di dimostrare che questa non è solo una 'Unione del bel tempo'”.

“Se non fosse stato di così piccola misura e così tardivo, e se i funzionari austriaci non avessero iniziato a mostrarsi negativi all’idea prima che i suddetti leader avessero anche solo riagganciato il telefono, potremmo quasi cominciare ad eccitarci”, commenta Eoin Walsh, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management, mettendo però in guardia sui tempi lunghi per l’approvazione del progetto: la Commissione europea pubblicherà i propri piani il 27 maggio - e in questa occasione non è escluso un raddoppio della cifra da mettere sul piatto da 500 a 1000 miliardi - che saranno poi discussi dai ministri delle Finanze al prossimo vertice, che non è previsto prima del 18 e 19 giugno, ossia tra un mese.
 
“Se si considera la tempistica della diffusione del virus in Europa, la mancanza di azione in questo senso è stata molto evidente”, incalza Walsh, che ricorda come  l'Italia abbia vietato i voli dalla Cina già dal 31 gennaio e che già alla fine di febbraio Janez Lenarcic, commissario UE per la gestione delle crisi, abbia lamentato la mancanza di azione di fronte alla richiesta di assistenza avanzata dall'Italia. 

“Da allora, l'Ue ha preso provvedimenti e ha annunciato vari pacchetti per aiutare la lotta contro il Covid-19. Tuttavia, questi si sono dimostrati “tenui” rispetto alle azioni annunciate dagli Stati Uniti, dove la risposta congiunta della Federal Reserve e del governo è stata rapida e decisa con una serie di programmi lanciati per sostenere l'economia, mentre il Regno Unito è stato anche in prima linea. La differenza di risposta è stata sottolineata con forza quando una proposta per l'emissione congiunta di "Coronabonds" è stata respinta in modo aggressivo dal governo olandese, una mossa che ha suscitato critiche anche da parte dei suoi stessi cittadini”, ricorda l’esperto di TwentyFour Asset Management.

L’intesa franco-tedesca sul pacchetto di aiuti giunge in ritardo ed è un timida ma va nella giusta direzione, con effetti che potrebbero essere molto positivi, simili a quelli di un piano Marshall. “Riteniamo che la proposta – commenta Andreas Billmeier, sovereign research analyst di Western Asset (Gruppo Legg Mason) – sia un importante passo in avanti nell’architettura istituzionale europea. Se adottato così come è stato delineato, il Recovery Fund avrebbe un peso simile a quello che il piano Marshall ebbe a cavallo tra gli anni ’40 e ’50”. L'importante è riuscire a realizzarlo e in questo caso il rinnovato asse franco tedesco dovrebbe essere una garanzia, tanto più che l'iniziativa può contare sull'appoggio della Bce e della Commissione europea.