Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

I numeri dell'economia e gli Stati Generali

L'Ocse stima un calo del Pil del 14% quest'anno in caso di una nuova ondata di contagi. 

di REDAZIONE |

Tutto è pronto per l’avvio degli Stati Generali dell’economia, che domani saranno ufficialmente aperti a Roma dal premier Conte. Tante le polemiche sulla loro utilità e sulla possibilità che possano partorire le riforme necessari per rimettere in moto il Paese, che intanto sta lentamente affondando sotto il peso della pandemia, della burocrazia e delle riforme non realizzate in passato. 

In caso di una nuovi focolai di covid-19, l’OCSE prevede che il Pil italiano possa scendere del 14 per cento quest'anno, con un recupero del 5,3 per cento nel 2021. In assenza di una seconda ondata di contagi, invece, la flessione sarà dell'11,3 per cento nel 2020 con un successivo rimbalzo del +7,7 per cento l'anno successivo. A fronte di una caduta dell'attività reale, il Paese dovrà anche fare i conti con un peggioramento dei conti pubblici, con il rapporto debito/PIL che raggiungerà quest'anno il 158% nello scenario base, e il 170% nel caso di seconda ondata epidemiologica. 

Secondo l’OCSE, la ripresa per la produzione industriale sarà relativamente rapida; tuttavia, peserà la persistente debolezza dell’attività nel turismo e in diversi settori dei servizi. Ecco perché l'organizzazione con sede a Parigi auspica il rafforzamento delle politiche attive sul mercato del lavoro, in particolare per la riqualificazione dei lavoratori, e gli incentivi agli investimenti, oltre che un più facile accesso ai programmi di sostegno al reddito come il reddito di cittadinanza.

Secondo l’istituto, può essere necessario un rafforzamento del programma di garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze (GACS) in caso di rapido aumento dei crediti deteriorati, ed è auspicabile una rapida implementazione della nuova legge fallimentare. L’OCSE suggerisce anche riforme per ridurre la burocrazia e migliorare l’efficacia della giustizia, nonché per la transizione “verde” e la digitalizzazione dell’economia. Previsioni e considerazioni da cui gli Stati Generali dell'economia non possono prescindere nelle discussioni dei prossimi giorni sul rilancio economico dell'Italia.  

Numerosi, secondo Confindustria, sono i fattori che continueranno a frenare la piena ripresa dei ritmi produttivi. Dal punto di vista della domanda, si rileva una diminuzione dei consumi delle famiglie a causa dell’incertezza sui tempi di uscita dall’attuale emergenza sanitaria che ha portato a un aumento del risparmio precauzionale e al rinvio di acquisti ritenuti non essenziali (in primis quelli di beni durevoli); inoltre, anche le abitudini di spesa dei consumatori sono radicalmente cambiate e molto gradualmente torneranno a quelle precedenti, mentre le difficili condizioni del mercato del lavoro negli ultimi mesi (specie l’aumento esponenziale della CIG) hanno determinato la perdita di potere d’acquisto per milioni di lavoratori. 

La domanda estera, sottolinea l'ufficio studi degli industriali, risulta ancora compromessa dalla diversa tempistica con la quale sono state introdotte le misure di contenimento del Covid-19 negli altri paesi; quella di breve periodo è sostenuta dagli ordini già in portafoglio prima dell’emergenza sanitaria, mentre il blocco delle attività commerciali estere delle imprese industriali nei mesi scorsi non ha consentito un adeguato rinnovamento del portafoglio ordini e ciò si ripercuoterà negativamente su produzione ed export dei mesi autunnali.

Dal punto di vista dell’offerta, l’attività delle imprese è frenata dai livelli elevati di scorte che devono essere smaltite prima che il ciclo produttivo possa tornare su ritmi normali (nell’indagine ISTAT sulla fiducia, il saldo relativo alle scorte è salito in maggio a 6,1, massimo da 11 anni); ciò si affianca al forte peggioramento delle attese degli imprenditori manifatturieri sulla domanda nei prossimi mesi (il saldo delle risposte è sceso a -76,1 in maggio da -13,5 in febbraio); queste due condizioni da sole determinano un avvitamento che frena l’attività e incide anche sulla programmazione degli investimenti.

Molti imprenditori, inoltre, soffrono per la carenza di liquidità a causa del blocco normativo delle attività nei mesi scorsi. Per il momento, dunque, molti sono costretti a navigare a vista, anche a causa di uno scenario di estrema incertezza sull’economia italiana e internazionale. In assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo - osserva Confindustria - nel giro di pochi mesi si rischia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che renderà ancora più impervia la strada verso l’uscita dall’attuale crisi economica.