Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il potere economico

Ah, la rete, la rete...

E' il regno del disordine.

di Ernesto Trotta |

Qualcuno si era illuso?
Qualcuno pensava che la pandemia avesse messo la sordina a quella innumerevole massa di hater, provocatori, creatori e diffusori di notizie false, bot, spammer, bestie varie assortite?
Qualcuno pensava che stesse cominciando una nuova era di Internet e dei social, tutta votata alla comunicazione sociale, solidale, canzoncine e cuoricini?
Qualcuno pensava ad una fase di nuova maturità dello strumento informatico, per il tracciamento dell’epidemia, l’assistenza a distanza, la telemedicina, il lavoro smart, la scuola smart, tutto smart?
Qualcuno sbagliava, e pure di grosso.
 
La fogna è sempre lì, più che mai maleodorante, ammorbante, sempre più insopportabile, ancora più incompatibile con le regole (ma ci sono delle regole davvero condivise?) del vivere comune in una società civile. Non so più quanto ho scritto, parlato, invocato contro questo marciume, contro questa vergogna della nostra era. Dovrei essere stufo ed in effetti lo sono, anche disgustato, ma come si fa a tacere di fronte a tanta barbarie?
 
Le identità rubate, gente che finge di essere te, contro cui sei costretto a dimostrare che tu sei tu e non quegli altri che pretendono di essere te. Una cosa paradossale, disumana, illogica, eppure quasi inevitabile, se ti capita di finire in quel giro infernale: dover rivendicare la propria identità contro chi te la ruba per sporcarla, infangarla, violentarla.
E poi le continue, volgari, raccapriccianti ingiurie a chiunque si ponga  in qualche modo di traverso a quello che diventa il sentimento comune e prevalente, pompato dall’algoritmo, e che non risparmia nessuno, dato che l’obbiettivo non è contestare delle idee, no, perché ce ne vorrebbero delle altre da contrapporre per un sereno dibattito, ma solo demolire, infangare, insultare, sporcare, senza ritegno, senza nessuna ragione che non sia quella di dare libero sfogo alla propria frustrazione di falliti, di reietti, di scarto della società.
 
Inutile continuare nella geremiade, tanto tutti sanno di cosa si sta parlando. Tutti sanno, ma nessuno dice e fa nulla. Per quieto vivere, per vigliaccheria, per ignoranza, per fatalismo, per bieco interesse? Certamente di tutto un po’. Il risultato è che non si riesce nemmeno a portare a galla, a provocare una discussione sul tema delle regole della rete, dell’anonimato, della sostanziale zona franca dalle più semplici e basilari norme del vivere civile. Chi ne parla è “bannato” (si dice così, no?). O forse anche dannato, visto che nessuno se lo fila.
È questo il prezzo da pagare alle meravigliose possibilità di comunicazione e di servizio che la rete davvero ci offre?
Siamo proprio sicuri che questo corollario incivile sia inevitabile, ineliminabile, incontrollabile?
 
Qualche era geologica fa, prima del virus (l’anno scorso, direi), c’era stata una coraggiosa proposta avanzata da Luigi Marattin sulla regolamentazione dell’anonimato in rete. Mal gliene incolse: è stato ridicolizzato, beffeggiato, zittito in tutti i modi dai soloni onniscienti, ed anche onnipotenti dovrei dire, dell’ambiente (influencer, blogger, social media manager, …). Argomento cancellato, ignorato, seppellito.
 
Poi è arrivato il virus e per qualche tempo si è parlato d’altro, complice forse la strizza… Adesso, passata la paura, si riaprono i tombini e il liquame riprende a invadere prepotentemente il mondo civile. Ovviamente nulla è cambiato: e perché mai doveva, d’altronde? Adesso ci si mette anche Trump, che pure anonimo non è, segno che il livello si abbassa sempre più, mentre il rischio sale, sale, …
 
Quindi, eccomi di nuovo a strologare sull’argomento. Inutilmente. Con tutti i guai della fase 2, e poi della fase 3, e chissà quando finiremo, chi volete che abbia tempo e voglia per occuparsi di questo ostico tabù? Tanto, ormai è così e chi volete che ci metta mano? Rassegnamoci.
Forse, dico forse, spero, … se ne dovrà parlare di nuovo (e non solo in Italia) alla vigilia di nuove elezioni. Attendo molto preoccupato le ultime settimane della campagna presidenziale americana, tra un Donald Trump in prevedibile grande affanno ed un incalzante ticket Joe Biden-Michelle Obama (chissà…).
Già le campagne del 2016, quella Brexit e quella americana, furono, ormai è più che accertato, profondamente influenzate dall’uso distorto e deregolamentato della rete, figuriamoci quattro anni ed una pandemia dopo… Ma ci saranno elezioni parziali qui da noi, poi in Germania, in Francia, tutte occasioni per dispiegare il mostruoso potere condizionante della rete in senso certamente non democratico.
Siamo disposti a mettere a rischio le nostre democrazie occidentali, pur di non affrontare con decisione un problema, pur ostico, ma comunque evidente, come questo?
 
È lampante che la politica da sola non ce la fa. Serve una forte, fortissima, spinta da fuori, dal basso, dai cittadini, dagli utenti, serve una definitiva presa di coscienza che il problema
esiste,
è importante,
è una minaccia per:
la convivenza sociale,
la democrazia.
Senza questo minimo di coscienza, inutile illudersi, la battaglia è persa. E a vincerla saranno le forze peggiori. Accorgersene e disperarsi dopo, sarà tardi.
 
Ernesto Trotta
Torino