Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il potere economico

Sei mesi in rosso per le borse

Le performance peggiori sono quelle dei listini europei. In controtendenza Nasdaq e Cina. 

di REDAZIONE |

La maggioranza dei mercati azionari si presenta all’appuntamento di metà anno con un segno rosso. In un anno segnato dalla pandemia da Covid-19, e con il Fondo monetario internazionale che prevede una contrazione del Pil mondiale nel 2020 del 4,9 per cento (contro la crescita del 3 per cento che ha caratterizzato gli ultimi anni), era impensabile il contrario.

Da inizio anno lo S&P 500, l’indice più rappresentativo di Wall Street, segna una contrazione del 5,5 per cento, con un valore poco sopra i 3.000 punti, dopo aver sfiorato i 3.400 punti, nuovo massimo storico, il 19 febbraio scorso. Il Dow Jones mostra una calo ancora più marcato, con una flessione di circa il 10 per cento.

Il bilancio dei primi sei mesi resta negativo nonostante il forte recupero visto nel secondo trimestre, che per gli indici americani è stato il migliore degli ultimi decenni. Il Dow Jones ha infatti guadagnato il 17,8 per cento, migliore performance dal 1987, mentre lo S&P 500 ha guadagnato nei tre mesi di aprile-giugno quasi il 20 per cento, miglior performance dal 1998. 

Decisamente peggio le borse europee con Londra, Parigi e Milano in contrazione del 17 per cento da inizio anno, tutte entrate in una fase di correzione con una perdita di oltre il 20 per cento dai recenti massimi, come pure i listini di Spagna, Grecia e Russia. Si salva Francoforte, che da inizio gennaio segna un bilancio negativo del 7,2 per cento. Anche in questo caso il secondo trimestre è stato brillante, con la migliore performance degli ultimi 5 anni, ma non è bastato per riportare in pareggio il bilancio da inizio anno. Rosso contenuto anche per il Giappone, dove il Nikkei cede da inizio anno il 5,7 per cento.

Le vendite non hanno però travolto tutti i listini. C’è un mercato che è riuscito a stare a galla nella tempesta. Il Nasdaq mostra infatti un progresso del 10 per cento da inizio anno e con un valore di 9.874 punti, l’indice dei titoli tecnologici di Wall Street si trova a poca distanza dal massimo storico di 10.221 segnato lo scorso 23 giugno, grazie anche al grande balzo del 30,6 per cento realizzato tra aprile e giugno, il più elevato dal 1999. I mesi di Covid hanno dato nuovo slancio alle aziende hi-tech, i cui servizi sono stati indispensabili per affrontare, gestire e superare il lockdown. 

C’è un altro listino che appare più resistente delle attese, quello cinese. L’indice SSE evidenzia da inizio anno un progresso di quasi il 15 per cento. La Cina è stato il primo paese colpito dal coronavirus e il primo a uscirne, anche se nuovi focolai si stanno ripresentando. La Cina sarà inoltre tra le pochissime nazioni a chiudere l’anno con un Pil in progresso.

I prossimi mesi per i listini azionari saranno volatili e incerti. L’Organizzazione mondiale della sanità ha detto che il peggio per la pandemia a livello globale deve ancora arrivare mentre i virologi restano divisi sulla possibilità di una seconda ondata di contagi massicci in autunno. Finora sono 10,3 milioni le persone contagiate, con oltre 505.000 decessi nel mondo, ma i numeri sono in continuo aumento. 

Anche negli Stati Unti la pandemia non è ancora stata domata. Il consulente della Casa Bianca per le malattie infettive, Anthony Fauci, ha avvertito che, avanti di questo passo, i casi giornalieri di contagiati da Covid-19 supereranno i 100.000 al giorno negli USA. Una paura concreta se oltre 12 stati hanno bloccato i progetti di riapertura. I dati macro, intanto, indicano un discreto recupero, lasciando sperare che, almeno per l'economia, il peggio possa essere alle spalle. Grazie anche ai massicci iterventi di banche centrali e governi per arginare la recessione.