Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il potere economico

S&P 500 sempre più tecnologico

5 titoli hi-tech - Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon e Facebook - rappresentano un quarto del suo valore. 

di REDAZIONE |

Esattamente sei mesi fa Wall Street toccava il suo punto più basso. Sopraffatto dal dilagare della pandemia e dagli effetti nefasti del lockdown, lo S&P 500 - considerato da sempre l'indice più rappresentativo della borsa americana - entrava in una fase ribassista precipitando a 2.191 punti, minimo toccato esattamente il 23 marzo scorso. Da allora, però, la tendenza è cambiata. Gli interventi delle banche centrali e dei governi per sostenere l'economia hanno rassicurato gli investitori. Gli acquisti sono tornati e hanno alimentato un nuovo rally che ha portato oggi lo S&P 500 a 3.291 punti (dopo aver toccato perfino un massimo storico di 3.588 lo scorso 2 settembre) con un guadagno in sei mesi del 50 per cento.  

Ma non è tutto oro quello che luccica e i prossimi mesi si presentano altamente incerti. “La crescita degli indici azionari è impressionante, ma in realtà – osserva Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management – nasconde un grande divario tra un settore e l’altro. Lo S&P 495, ossia lo S&P 500 escluse le cinque imprese con maggiore capitalizzazione di mercato (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon e Facebook) sarebbe cresciuto solamente del 23%, mentre l’indice S&P 500 vero e proprio ha guadagnato il 55%; in altre parole, le azioni di queste cinque imprese (che da sole costituiscono il 25% del valore complessivo dell’indice) hanno guadagnato 4.800 miliardi di dollari in capitalizzazioni da quando il crollo del mercato si è arrestato, contro i 3.800 miliardi registrati da tutte le altre 495 imprese che compongono l’indice”.

I titoli tecnologici sono saliti tantissimo e qualche analista ha evocato la possibilità di una nuova bolla che potrebbe scoppiare. Oggi però rispetto alla tech bubble del 2000 c’è una grossa differenza: “queste imprese sono decisamente redditizie”, osserva ancora Mercadal, ricordando che “il rapporto prezzo-utili (P/E ratio) del 2020 di Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon e Facebook è pari a quasi 40, mentre quello stimato per il 2021 è 32; si prevede cioè che il prossimo anno i profitti di queste imprese cresceranno in aggregato di oltre il 20%”. Ciò non deve però fare abbassare la guardia. “Il rischio di una eventuale correzione non dovrebbe essere sottovalutato, e anche il più piccolo elemento di disturbo in questo segmento potrebbe innescare un processo di assestamento dell’intero mercato azionario”, afferma l’esperto.

Che rafforza il concetto: "Ci sono ragioni oggettive dietro l’arretramento dei settori ‘tradizionali’. Ad esempio - spiega - il trasporto aereo potrebbe essere danneggiato per diverso tempo dal maggiore utilizzo delle videoconferenze, e dal fatto che viaggiare in aereo è considerato sempre più “politically incorrect”. Allo stesso modo, nell’automotive i motori a combustione interna sono sempre più stigmatizzati. D’altro canto, un’azienda come Tesla ha una capitalizzazione di mercato di circa 400 miliardi di dollari, più di tutto il resto del settore automobilistico. Ciò dice molto sul contesto attuale, perché non ha tanto che fare con la capacità di Tesla di fabbricare automobili, ma piuttosto con il suo rappresentare, per così dire, il “futuro”: veicoli autonomi, esplorazione spaziale, nuovi mezzi di trasporto. Ma “il futuro” può essere prezzato correttamente?

Per capire come andranno i prossimi mesi in Borsa bisogna guardare dunque agli utili e alla valutazioni di borsa. Riguardo agli utili,  quelli del secondo trimestre “si sono rivelati migliori del previsto e la contrazione è stata meno pronunciata rispetto alla Grande crisi finanziaria (GFC) del 2008-2009” afferma Ibra Wane, Senior Equity Strategist di Amundi, secondo cui “questa sorprendente resilienza è dovuta in larga parte alla buona tenuta dei titoli finanziari, e soprattutto a quelli della sanità e della tecnologia. “Senza questi ultimi due settori, la flessione degli utili sarebbe stata molto piu` pronunciata”, osserva Wane .

Quello che accadrà in futuro dipenderà dalla durata delle pandemia e da eventuali nuovi lockdown: a quello bisognerà guardare anche per capire se le valutazioni di borsa sono eccessive. "Se la crisi sarà intensa, ma relativamente breve, gli investitori, rassicurati dalle misure di sostegno monetario e fiscale, dovrebbero essere in grado di aspettare. In altre parole, date le poche alternative, continueranno a ignorare gli scarsi utili e a basarsi sulle conclusioni del premio di rischio. Tuttavia, se nel prossimo anno la normalizzazione dell’economia dovesse essere deludente o, ancor peggio, messa in discussione in modo duraturo, il mercato non avrebbe altre alternative che consolidarsi. Pertanto, i prossimi mesi saranno cruciali. In particolare, il 4° trimestre dovrà essere attentamente monitorato", conclude Wane.