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Il potere economico

La ripresa passa anche dal private banking

Nei prossimi due anni il settore conta di aumentare di quasi 100 miliardi le masse gestite. Contribuendo al rilancio post-Covid del Paese.

di REDAZIONE |

In Italia vivono 1,5 milioni di benestanti che detengono nel complesso un patrimonio finanziario di 1.150 miliardi di euro (valore medio: 760.000 euro), aumentato del 5,2 per cento negli ultimi due anni: una cifra pari a tre quarti del Pil del Paese atteso nel 2020. Ben il 75 per cento di loro si dice pronto a finanziare con i propri capitali privati investimenti di lungo periodo per la rinascita economica dell’Italia dopo il Covid-19. E solo il 18 per cento teme l’introduzione di una tassa patrimoniale.

Secondo quanto emerge dal 3° Rapporto AIPB-Censis, presentato oggi durante i lavori del XVI Forum del Private Banking intitolato quest’anno “Wealth for the Future”, i benestanti italiani avrebbero dunque perso i connotati di avidi speculatori interessanti al proprio tornaconto personale assumendo quelli di cittadini responsabili e generosi, desiderosi di contribuire in modo attivo alla ripresa del loro Paese.  

Il rapporto si spinge oltre: persuadendo la classe agiata a tenere in forma liquida solo una quota fisiologica del proprio portafoglio pari al 7 per cento (oggi invece è superiore al 15 per cento), sarebbero immediatamente disponibili 100 miliardi di euro da investire nell’economia reale. Risorse utili per realizzare i tanti progetti necessari per la ripartenza del Paese, dalla costruzione di nuovi ospedali alla digitalizzazione delle scuole, realizzando quelle infrastrutture vitali che aspettano da decenni di essere compiute. 

E’ uno scenario realizzabile? Forse sì grazie alla preziosa e sempre più competente intermediazione dei professionisti del private banking. “La pandemia ha alimentato la consapevolezza generale che il risparmio è un valore, ma se non viene indirizzato verso buoni investimenti rischia di inaridire e di trasformarsi da risorsa vitale in freno all’economia. In questo quadro, il ruolo del Private Banking assume oggi una rilevanza ancora maggiore che in passato. La nostra missione è salvaguardare e investire con attenzione e lungimiranza il risparmio delle famiglie”, spiega Paolo Langè, presidente di AIPB, l’Associazione che riunisce i principali operatori nazionali e internazionali del Private Banking che operano in Italia. 

Gli italiani, si sa, sono grandi risparmiatori, e lo sono diventati ancora di più dalla diffusione della pandemia trasformandosi in investitori più accorti e consapevoli. Pertanto, con il perdurare della fase di incertezza sanitaria e economica, nel prossimo biennio (2021-2022) la propensione al risparmio delle famiglie italiane resterà su livelli molto elevati con una crescita dei flussi investiti in attività finanziarie stimabile, secondo Langè, in oltre 200 miliardi di euro.

Partendo da queste premesse, AIPB stima che i 908 miliardi di euro di masse attualmente gestite possano sfiorare i 1.000 miliardi nel 2022, con un aumento dunque di quasi 100 miliardi nei prossimi due anni: un traguardo che porterebbe l’industria del private banking ad aumentare il suo peso arrivando a rappresentare circa un terzo della ricchezza investibile delle famiglie italiane, che oggi ammonta a circa 4.500 miliardi (un dato che pone l’Italia al quarto posto in Europa), facendo del settore un asset sempre più strategico per il Paese.

Il private banking gode dunque di buona salute e continua la sua corsa anche se da qualche anno deve vedersela con una riduzione dei margini: non è da escludere nei prossimi anni uno scenario di consolidamento all'interno del settore, man mano anche che si renderanno necessari investimenti in nuove tecnologie e in maggiori competenze professionali al fine di garantire il miglior servizio possibile a una clientela sempre più esigente.

I risparmiatori italiani hanno mostrato un buon livello di maturità anche durante i mesi più duri della pandemia affidandosi agli esperti del risparmio. “Nei primi tre mesi dell’anno - sottolinea Langè - incertezza e paura per il futuro hanno fatto crescere liquidità e depositi, e contrarre il risparmio gestito e amministrato. I portafogli della clientela private sono stati i più colpiti perché esposti ai mercati finanziari più di quanto non lo siano i risparmi delle famiglie retail, composti per oltre il 50 per cento da depositi bancari. A partire da aprile, i clienti sono tornati però ad investire andando a cogliere le opportunità presenti nei mercati e riportando i depositi su livelli più fisiologici. Tali andamenti sono stati guidati in larga parte dai professionisti del Private Banking che lucidamente hanno dimostrato di saper gestire la straordinarietà del momento e in modo incisivo saputo limitare le uscite dai prodotti gestiti nel primo trimestre favorendo invece gli investimenti nei tre mesi successivi”.