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Persone

Gli eroi della pandemia

Così li definisce Fortune in una speciale classifica. In testa Li Wenliang, il medico di Wuhan che per primo diede l'allarme.

di Redazione |

La rivista americana Fortune ha deciso di dedicare la classifica dei maggiori leader del mondo a quelli che definisce “gli eroi della pandemia”: medici, ricercatori, politici, imprenditori che con coraggio e compassione, in alcuni casi anche a costo della loro stessa vita, si sono mobilitati per isolare il virus e limitare il diffondersi del contagio, cercando in ogni modo di salvare quante più vite possibile.

Fortune ne individua 25, ma sappiamo bene che nella realtà sono molti, ma molti di più. Ogni città e ogni ospedale ha i suoi eroi, persone che si sono messe a disposizione della collettività, che hanno agito con generosità e altruismo, che hanno sfidato pregiudizi e convenzioni, che sono stati, e sono, una fonte di ispirazione per come hanno agito di fronte a una malattia subdola e in gran parte ancora sconosciuta, che non ha per ora una cura efficace e con la quale, a quanto pare, dovremo convivere ancora a lungo.

In testa alla classifica di Fortune c'è Li Wenliang (foto in alto), medico oftalmologo che già a fine dicembre era stato tra i primi a mettere in guardia la comunità medica sulla presenza di una nuova pericolosissima polmonite nella sua città, Wuhan. Un annuncio che gli è costato caro. Richiamato dalle autorità locali, fu costretto a ritrattare. Tornato al lavoro all'ospedale centrale di Wuhan, Li è stato contagiato ed è morto, all'età di 34 anni, il 7 febbraio, prima ancora di assistere alla nascita del suo primo figlio. Il virus era reale e Li lo aveva intercettato cercando di dare l'allarme. Forse si sarebbero potute salvare vite se la sua voce fosse stata ascoltata. In seguito il governo cinese ha annunciato l'avvio di un'inchiesta e a inizio aprile ha deciso di rendere omaggio alla memoria di Li dichiarandolo “martire” e “eroe nazionale” e Wikipedia gli ha dedicato un'apposita voce.

Chris Gregoire, ex governatore dello stato di Washington e Ceo di Challange Seattle occupa la seconda posizione. La sua organizzazione, che coinvolge big come Amazon, Microsoft Starbucks, Boeing e Nordstrom, ha avuto un ruolo fondamentale nel contenimento del virus. Seattle è stata infatti una delle città americane meno colpite. Già il 25 febbraio Gregoire aveva indetto un incontro per mettere in guardia sugli effetti del covid-19 convincendo la business community ad accettare, senza indugio, le misure restrittive.  

Il patron di Alibaba, Jack Ma (a fianco con Bill Gates), occupa a pieno titolo la terza posizione di questa classifica. Fin dall'inizio della pandemia ha deciso di donare mascherine, ventilatori e test in grande quantità, anche e soprattutto agli Stati Uniti senza tenere conto delle tensioni commerciali e della guerra fredda tecnologica che da un anno ha messo Cina e Usa in competizione. I suoi aiuti hanno ormai raggiunto 100 paesi con un occhio di riguardo a quelli più poveri, America Latina e Africa.

Il quarto posto va ai governatori americani e Fortune ne cita tre in particolare: Jay Inslee (Washington), Gretchen Whitmer (Michigan), Mike DeWine (Ohio). Hanno avuto il merito di percepire fin da subito il pericolo e di proteggere la popolazione obbligandola a stare a casa, anche a costo di prendersi critiche dal loro stesso partito o da Trump in persona. Non hanno ceduto alle pressioni e hanno aiutato a combattere il virus.



Un ruolo importante negli States è anche quello svolto da Anthony Fauci (foto sopra insieme a Trump), da ben 36 alla guida dell'Istituto nazionale per le malattie infettive. In tutti questi anni ha guidato gli Usa nella lotta contro ogni tipo di infezione, dall'AIDS a Zika. Nelle ultime settimane Fauci è emerso come la voce più autorevole degli Stati Uniti per debellare il coronavirus. I suoi briefing al fianco di Trump sono diventati un momento solenne anche per il modo chiaro, onesto, semplice con cui si rivolge alla nazione. E proprio per questo è riuscito a guadagnarsi anche la fiducia del Congresso.

Rachael Bedard (sesto posto, foto a fianco) non è forse altrettanto nota alle cronache. E' una giovane dottoressa specializzata in geriatria che cura i detenuti più anziani e malati dell'area di New York. All'inizio della pandemia ha rifiutato di accettare che i suoi pazienti venissero esposti al covid-19 e ha chiesto il loro rilascio in massa.

José Andrés è cuoco e ristoratore, fondatore di World Central Kitchen, un'organizzazione no profit che fornisce pasti gratis. Durante la pandemia non ha smesso di cucinare e di servire pasti, 100.000 al giorno per chi è in quarantena, per medici e infermieri e per i più bisognosi in un paese come gli Stati Uniti dove la disoccupazione sta per arrivare al 20 per cento. Il tutto fornendo allo stesso tempo un lavoro e un salario ai più dipendenti più in difficoltà.

George Yancopoulos (ottavo posto), co-fondatore e direttore scientifico di Regenereton, ha combattuto il covid-19 su due fronti. A marzo ha velocizzato i test del suo farmaco contro le artriti reumatoidi dopo che medici cinesi hanno osservato che era di aiuto nella guarigione di molti pazienti affetti da coronavirus. Ma già a gennaio il team di Yancopoulos aveva messo a punto un cocktail di farmaci a base di anticorpi – come aveva già fatto in passato per Ebola – per trattare i malati e da utilizzare come profilassi dal personale medico.

GM è stata la prima grande azienda americana a convertire la propria produzione per la realizzazione di dispositivi medici. Il ceo del gruppo, Mary Barra (foto sopra), è stata rapidissima nel muoversi mentre Trump stava ancora esitando nel prendere provvedimenti. A inizio aprile il dipartimento della Sanità Usa ha commissionato a GM la fornitura di 30.000 ventilatori, un ordine del valore di quasi 500 milioni di dollari.

Non poteva certo mancare in questa classifica Bill Gates, che chiude la top ten. Qui è in veste di co-fondatore, con la moglie Melinda, della fondazione che porta il loro nome. Da anni Gates ripete che il rischio di una pandemia è una minaccia più grave e concreta di quella di una nuova guerra. E da anni finanzia gli studi e la ricerca per un vaccino contro l'influenza e i nuovi virus. Un obiettivo che oggi lo impegna ancora di più.

Una menzione spetta anche ai sindaci americani, specie quelli delle città più grandi e quindi più vulnerabili al contagio, che si sono prodigati per la tutela della popolazione. Fortune cita il sindaco di Seattle, Jenny Durkan, che ha creato 5 milioni di voucher alimentari ed è stata la prima a istituite luoghi dove effettuare i test ai cittadini direttamente in auto, condividendo in seguito la sua esperienza con gli altri colleghi.



Nella restante parte della classifica speciale di Fortune si segnala la presenza di Rihanna (16esima posizione). La cantante è stata una delle prime celebrità a tracciare la strada delle donazioni mettendo a disposizione 5 milioni di dollari attraverso la sua Clara Lionel Foundation. Insieme al rapper Jay-Z, marito di Beyoncé, ha raccolto altri 6,2 milioni di dollari che saranno devoluti a organizzazioni benefiche nei Caraibi e in Africa.  

In quanto a generosità merita attenzione il fondatore e ceo di Twitter e di Square, Jack Dorsey (25esimo posto, foto a fianco), il quale ha debuttato nella filantropia devolvendo 1 miliardo di dollari, quasi il 30 per cento della sua ricchezza, contro il coronavirus, collaborando anche con la fondazione di Rihanna. 

Tra gli eroi della pandemia (21esimo posto) anche le catene della grande distribuzione e tutte le migliaia di dipendenti che hanno continuato a fare il loro lavoro nonostante i rischi derivanti dall'esposizione al contagio. Alcune si sono fatte carico della consegne a domicilio per le persone più anziane o in difficoltà e molte hanno ricompensato i dipendenti con aumenti salariali e assicurazioni mediche.

Neil Ferguson (17esimo posto), epidemiologo e professore all'Imperial College di Londra, ha invece un altro merito. Con il suo staff ha realizzato un modello statistico da cui emergeva che senza un lockdown il Regno Unito avrebbe dovuto fare i conti con oltre 500.000 morti. Una cifra che è stata fondamentale nel convincere Boris Johnson a prendere provvedimenti e fare retromarcia rispetto all'ipotesi iniziale di immunità di gregge. Anche gli Stati Uniti sono stati indotti dallo stesso modello statistico, che lasciava supporre 2,2 milioni di vittime, a intraprendere misure di isolamento.

Tra i pochi europei in classifica, un posto (20esimo) spetta a Angela Merkel per come ha condotto la battaglia contro il coronavirus. Grazie anche al suo bagaglio scientifico, frutto degli studi all'università, la Mekel ha saputo dare una risposta efficace e tempestiva facendo della Germania una delle nazioni europee con meno vittime e meno contagiati e tra le prime a riaprire le attività economiche.



La Merkel è in compagnia di Leo Varadkar (22esimo posto, insieme nelle foto sopra), il premier irlandese che nella confusione di una crisi politica – il suo partito ha perso le elezioni a febbraio – non ha esitato a prendere in mano la situazione chiudendo scuole e attività e cancellando la festa di San Patrizio. Non solo, in quanto medico, ha anche deciso una volta a settimana di andare in prima fila a curare i pazienti di covid-19.

Nella classifica di Fortune ci sono anche due giovani italiani: Cristian Fracassi e Alessandro Romaioli (23esimo posto), rispettivamente fondatore e Ceo il primo e ingegnere il secondo della società di stampa in 3D Isinnova di Brescia, una start up che ha già registrato una cinquantina di brevetti. I due giovani non hanno esitato a mettersi in gioco riuscendo in poco tempo a mettere a punto un prototipo di valvole che l'ospedale di Brescia non riusciva più a trovare in commercio e che servivano per riutilizzare i ventilatori già a disposizione. I due giovani sono riusciti quindi a realizzare e fornire, gratis, i preziosi strumenti che hanno salvato numerose vite umane. Ma non è tutto. Sempre loro sono stati al centro di un'altra iniziativa: trasformare le maschere da snorkling in respiratori. Hanno accettato una seconda sfida e con l'aiuto di un medico in pensione hanno messo a punto e stampato le valvole necessarie per la trasformazione. Altre vite salvate.